1 - Natale 2149…arriva la stella cometa!
Terra - 22/12/2148 Centro ONU stanziato presso la base K-5, deserto Arizona - Ore 9.30 a.m. “Spero che il cervellone abbia proprio un buon motivo…per avere alzato tutto questo polverone” Due uomini, con passo deciso e leggermente affrettato incedono per i corridoi del centro, avvolti nella penombra. “Non mi piace affatto…riunione straordinaria…segretezza assoluta sull’oggetto…sento puzza di vacanze rovinate.” “…Sapremo tra poco che cosa frulla nei microchip di Peter…certo spero non voglia semplicemente cogliere l’occasione per porgere i suoi cibernetici auguri di Natale a tutti i gentili convenuti… ” “…ah ah ! se così fosse correrebbe un bel rischio…potrebbe essere la volta buona che ci si decida tutti a sconnetterlo… ah ah!” Le risa echeggiano nel silenzio rotto solo dal rumore dei passi; un porta automatica si apre ed i due arrivano di fronte alla zona riconoscimento. Una voce femminile tanto suadente quanto artificiale si diffonde nel piccolo ambiente: “Grazie per essere qui signori…sieti gli ultimi… come va Danny? Jimmy è guarito dalla sua varicella?” “Si grazie Jenniffer..tutto bene…sbaglio o la tua voce è cambiata? Un’altra pensata di Peter?” “Non la gradisce Signore?” - la voce ha ora un tono sempre dolce e suadente ma si è aggiunto una venatura si simpatica irritazione. “ Prego si avvicini per il riconoscimento” Un piccolo fascio luminoso scansiona la superficie dell’occhio dell’uomo e dopo pochi istanti la voce di Jennifer, ora un po’ più fredda e meccanica “Daniel Ainge - carica attuale Presidente Stati Uniti d’America…riconoscimento positivo, il suo accesso è autorizzato”- un attimo di silenzio poi di nuovo la Jennifer di prima “grazie Danny..prego Alonso è il suo turno” Il secondo uomo si fa avanti e di nuovo il fascio luminoso partito da una sorta di piccolo occhio posto a circa due metri di altezza sulla parete, percorre velocemente l'occhio “Alonso De La Fuente - carica attuale Presidente Stati Uniti d’Europa…riconoscimento positivo, il suo accesso è autorizzato." Un’altra porta si apre ed i due possono così accedere in un breve corridoio di una decina di metri in fondo al quale un'altra porta. "Come va la varicella di Jimmy.." - mormora tra i denti Danny rivolto ad Alonso, scimmiottando la voce di Jennifer, mentre con la mano accenna un saluto verso la telecamera "occhio".
- "A questi diavolo di aggeggi non sfugge nulla sanno sempre più di tutto…d'altronde hanno le mani in pasta ovunque…" "Già…amigo… è il prezzo che dobbiamo pagare per avere una vita molto più comoda dei nostri antenati…e per aver potuto dimenticare il concetto di terzo mondo…" - risponde Alonso dando una pacca sulle spalle a Danny. La porta si apre sulla sala riunioni; attorno ad un tavolo in legno scuro dalla superficie lucidissima siedono sei personaggi che colloquiano tra loro sorseggiando drink offerti da signorine del personale di accoglienza. "…forse dotate di voci meno suadenti di Jennifer, ma sicuramente di migliore impatto in quanto in carne ed ossa…" - pensa Danny Il salone è avvolto nella penombra; la scarsa luce diffusa disegna solo i contorni delle persone sedute attorno al tavolo. Una musica soft si diffonde a basso volume nell'ambiente, mentre sullo sfondo un testo impresso su un grande videoschermo comunica: " Unità Avanzata per il Coordinamento Globale - Peter 449 da centro Eiffel in Parigi in attesa di stabilire il collegamento con satellite Eagle 411 …" Prima di entrare Alonso si rivolge a Danny: “Stiamo a sentire le novità del buon vecchio Peter” - la porta si richiude alle loro spalle. L’attesa per il collegamento col satellite si protrae ormai da qualche minuto, dopo che anche gli ultimi due convenuti si sono seduti al tavolo di riunione; ma ecco che il testo sul grande schermo si trasforma in un avviso pieno di speranze: “Collegamento tra 15 secondi”; contemporaneamente la musica di sottofondo sfuma lasciando campo al brusio sommesso della sala. Sullo schermo , il testo viene sostituito da un effetto nebbia che dura però solo pochi attimi, e quindi appare il volto di Peter 449 meglio conosciuto come Peter; capelli sale e pepe, taglio corto, occhi scuri, sulla quarantina, aspetto giovanile, sguardo sereno ma fermo, ecco come si presenta Peter; il suo aspetto è il frutto dei software residenti nella “Rete” che, per mezzo di upgrade progressivi, elaborano e modificano continuamente il look delle unità di coordinamento a tutti i livelli, cercando di mantenerli costantemente al passo coi tempi e sempre “alla moda”…se così si può dire. “Benvenuti Signori” - fa esordio Peter dopo qualche secondo dalla sua apparizione; anche la sua voce è gradevole, con una prevalenza di toni bassi e un timbro caldo ma deciso. “Spero che il viaggio sia stato il meno disagevole possibile…in ogni caso capirete che il motivo per cui ho deciso di indire questa riunione giustifica l’urgenza” - gli sguardi interrogativi e a questo punto preoccupati, dei vari capi delle Federazioni si incrociano. “…bene verrò subito al punto…il telescopio satellitare “Galileo” ha inviato dati relativi all’avvistamento di un corpo celeste identificato come Y528, attualmente distante circa 1600 milioni di Km dalla terra…si muoverebbe ad una velocità di circa 50 km al
secondo…e…ebbene l’elaborazione dei dati relativi alle possibili traiettorie, ha portato alla conclusione di un impatto col pianeta Terra che dovrebbe avvenire tra 367 giorni in un punto compreso in una zona con raggio di 553 km, sita in pieno oceano pacifico.” Un brivido percorre la schiena di Danny, mentre gli torna alla mente la figura di Jimmy, suo figlio, che poco prima della sua partenza, con il viso pieno di bollicine gli esclama: “Papà guarirò in tempo per la partita dei Suns? …Tu ci verrai con me..vero?” Tetsuya Harada, presidente della federazione asiatica, si rivolge a Peter - “Hai già dei dati relativi alla dimensione di questo asteroide…o cosa diavolo sia?” Ancora qualche attimo di silenzio, poi di nuovo Peter - “Il diametro massimo è stimato in 120 km con un margine di errore dello 0.3 %… dall’analisi dello spettro di emissione dei gas che compongono la cia e dai dati gravitazionali derivati dall’analisi del suo periodo di rivoluzione pari a 3 ore e 42 minuti, si stima che sia composto da un nucleo pesante di ferro-nichel con una sottile crosta di metano ghiacciato dello spessore di circa 4 km.” Alonso, le cui dita della mano sinistra tamburellavano ormai sempre più nervosamente sulla lucida superficie del tavolo, si rivolge a Danny - “Amigo…esto me sembra veramente un ottimo motivo per rovinarte le vacanze di Natale!” “Già…" - mormora tra i denti Danny, poi con tono di voce più alto e rivolto a Peter - “Abbiamo modo di evitare l’impatto?” “Naturalmente ho già calcolato la possibilità di disintegrazione o frammentazione dell'asteroide attraverso l'impiego di più testate nucleari poste su missili intercettori…ne sarebbero necessarie almeno una decina…comunque in base alla potenza massima delle nostre testate e alla composizione dell'asteroide…non dimenticate che ci sono circa 117 km di ferro nichel…beh non abbiamo più del 50% di possibilità di riuscire ad evitare l'impatto…" L'atmosfera è ormai surreale, i volti increduli…nelle menti le ultime parole di Peter "…non più del 50% di possibilità.." "Ma ti rendi conto di quello che dici…Peter…" - La voce di Alan King, della federazione Africana suona rotta dall'agitazione mentre una goccia di sudore cade dalla sua fronte dritta sul tavolo - "…ci racconti che di qui ad un anno un asteroide…ma forse sarebbe meglio parlare di un pianeta…si adagerà sulle nostre teste e non hai altro da dirci che possiamo sperare in un fottuto 50% di possibilità?" - ora il tono è divenuto quasi aggressivo - "…Maledizione Peter…i governanti di tutto il pianeta un bel giorno hanno deciso di affidarsi a voi coordinatori…sperando in una vita migliore…" - dopo qualche attimo di silenzio carico di tensione Danny riprende cercando di mantenere un tono calmo - "Peter cerca di capire il nostro stato d'animo…ora ti chiedo…sei assolutamente certo di tutto ciò che ci hai detto…calcolo delle possibilità incluso?". Sul volto di Peter nessuna particolare emozione è trasparsa sinora e interrogato da Danny così risponde - "Signori capisco i vostri sentimenti del momento…ma…Alan mi permetto di ricordarti che se avete scelto di affidarvi ai coordinatori…è perché i
calcolatori sono stati da Voi ritenuti in grado di controllare meglio tutte le normali funzioni di un sistema complesso…e la società mondiale è diventata abbastanza complessa…” ancora un attimo di pausa durante il quale lo sguardo di Peter non lasciò trapelare emozioni (e perché aspettarsele da un computer con un volto informatizzato?) - “tornando al caso specifico Danny i dati sono stati verificati più e più volte e se non fossi stato assolutamente certo non avrei…"sollevato tutto questo polverone"" Adesso su meta schermo, affianco al volto sereno e rassicurante di Peter, appare l'immagine davvero poco rassicurante del corpo celeste così come ripreso dall'enorme telescopio in orbita attorno alla terra, con la sua enorme scia di vapori e gas orientati dal vento solare.
2 - Un anno dopo - Bianco Natal
Il monitor trasmette i soliti messaggi pubblicitari in tema natalizio in attesa del notiziario della sera; “i soliti come se in tutto il mondo le famiglie stessero riunite intorno alla tavola per la cena…come al solito…come se non fosse che in realtà ci stanno per dare la notizia… “ - pensa Ernesto steso sul letto nella penombra della camera da letto della sua dimora del centro di Roma. “ eh si che ci frega…meglio pensare agli ultimi acquisti…alle ultime ferie…a quale marca di dolcetto Natalizio scegliere per la notte di Natale…” Un attimo ancora ed ecco apparire il viso di Peter 449 che con una espressione imperturbabile e non prima del suo consueto attimo di silenzio esoridsce:“Buonasera Ernesto…” - Peter entrando nelle case di tutto il mondo si rivolgeva sempre dando del tu a tutti; all’inizio del secolo i programmatori avevano pensato che questo avrebbe aiutato a rompere quel muro di diffidenza nei confronti di una entità “informatizzata” con la capacità di entrare ed uscire dalla vita di 8 miliardi di persone sul pianeta, analizzando e acquisendo tutti i dati. Peter era il coordinatore, l’amico che pianificava tutto, facilitando e gestendo i rapporti umani, gli scambi commerciali, in poche parole tutto. E ciò era stato voluto dall’uomo all’inizio del XXII secolo. Con la globalizzazione ormai affermata a livello planetario, non aveva più senso non far gestire tutto il lavoro “sporco” ad un apparato che la tecnica ormai aveva reso in grado di gestire e elaborare in tempo reale centinaia di miliardi di informazioni. Ma le capacità di Peter non andavano sopravvalutate; “l’uomo è sempre al centro della sua vita,.. protagonista unico e assoluto” - così dissero i programmatori il primo giorno di vita di Peter. E così era stato in effetti. La qualità della vita era nettamente migliorata, Peter ti faceva sapere se avevi bisogno di un ceck-up medico solo basandosi sulle informazioni che la tua casa intelligente gli forniva, basandosi su data base inifniti che l’intero sistema erigeva per ogni singolo; ti diceva quando era il momento migliore per uscire di casa senza trovare ingorghi, ti prenotava il ristorante, la serata a teatro e la vacanza, regolava il trasporto aereo, marittimo e stradale di tutto il mondo.
Insomma con Peter era come avere il cervello espanso di miliardi di volte con tutte le conseguenze benefiche del caso. Dati basati sul trend dell’ultimo mezzo secolo davano già in aumento la vita media da 90 a 110 anni…e c’era da crederci…provate ad immaginare una vita senza stress in ambienti progettati per rendere il massimo comfort, dove anche lavorare è richiesto in misura sempre minore. Naturalmente la razza umana non aveva deciso di consegnare la sua vita alla prima macchina venuta; l’operato di Peter era controllato da una serie di altre unità di coordinamento meno affabili dal punto di vista umano, (loro non possedevano una immagine umana) ma sicuramente non meno efficienti dal punto di vista funzionale; bastava che solo una di esse presentasse discrepanze o dati contradditori e subito si sarebbe passati per così dire al “controllo manuale”; si definiva così la fase (mai lontanamente prospettatasi) nella quale le decisioni sarebbero passate ai governanti in carne ed ossa. Nell’ultimo secolo perciò i potenti avevano perso l’abitudine di prendere decisioni importanti; comunque anche questo aspetto era stato previsto; così questi erano stati preparati dai coordinatori stessi, alla situazione ipotetica durante la quale sarebbe potuto risultare fondamentale decidere. La cosa che aveva sconcertato il mondo, alla notizia del futuro impatto con l’asteroide, fu proprio che nei giorni successivi così come nell’ultimo anno nessuno dei coordinatori aveva smentito i dati di Peter; la speranza che almeno per una volta si sbagliasse su qualche dato era andata in fumo giorno dopo giorno. Ora da un anno a questa parte il mondo si chiedeva se questo meraviglioso livello tecnologico raggiunto avrebbe potuto dare la risposta più importante a questa domanda:”Ci sarà un domani?”; “potremo evitare che un sassolino di 120 km di diametro rovini tutti i progetti che ci eravamo fatti?” Peter prosegue :“….il lancio di otto razzi con altrettante testate nucleari dalla potenza di 8700 Megatoni ciascuna è avvenuto alle 10.05 antimeridiane ora di New York dalla base 876 della Guyana Francese. I razzi hanno impattato simultaneamente la superficie dell’asteroide alle 13.25; l’esplosione è avvenuta a 2,5 milioni di chilometri dalla terra; l’asteroide si è diviso in 5 frammenti di cui il maggiore del diametro di circa 70 km; purtroppo però la traiettoria di questi frammenti è ancora in rotta di collisione con la terra…” - Ernesto accolse la notizia meravigliandosi del fatto che in lui ciò non destasse le emozioni di panico che si sarebbe aspettato. Avvertiva un distacco quasi irreale da quella stanza, da quel monitor da quella voce suadente che stava dando la notizia della probabile estinzione della razza umana…immediatamente il suo pensiero si rivolse a Delia. Si alzò quasi meccanicamente, si avvio verso la porta e poi su per le scale..diretto al quinto piano. Nella penombra della camera vuota, Peter proseguiva nel suo bollettino. “…l’impatto del primo frammento avverrà esattamente fra 47 ore e 15 minuti in Francia nella Lorena, il secondo dopo 1 ora e 10 minuti nella steppa Russa, il terzo nell’oceano
pacifico dopo 45 minuti, il quarto nell’Alaska quasi simultaneamente e l’ultimo in Sudafrica alle 13.08 di dopodomani 25 dicembre..giorno di natale del 2149.” Ernesto suonò al campanello di Delia; dopo pochi attimi la porta si aprì ed una donna intorno ai quarant’anni, di gradevole aspetto, dai capelli rossi e dal fisico minuto, sorrise e disse: “Stavo per venire io da te…” i due si guardarono immobili per qualche interminabile istante, con lo sguardo carico di emozione. La voce di Peter alle loro spalle risuonava “…Delia sono amareggiato nel dirti che le conseguenze di questi impatti saranno disastrose…non ci sono possibilità di sopravvivenza per gli essere umani del pianeta. La terra sarà sconvolta da un onda d’urto tremenda…sconvolgimenti atmosferici genereranno tempeste violentissime per mesi interi, e saranno solo una delle conseguenze minori; il sole non sarà più visibile per anni a causa della nube di polveri, ceneri e vapore acqueo che sarà sollevata. I più fortunati saranno coloro più vicini alle zone di collisione…per loro durerà solo pochi attimi.” Le ultime parole di Peter risuonarono nelle orecchie di Ernesto proprio mentre stava venendo dentro Delia; lei era stesa sul tavolo della cucina e lui sopra, madido di sudore la possedeva come un forsennato; le loro urla di piacere coprivano la voce dell’impassibile Peter; prima di farsi trascinare sul tavolo Delia era riuscita a disattivare il sistema di monitoraggio della sua dimora; così ora Peter non poteva sapere che Lei in questo momento piuttosto che sapere esattamente tra quante ore e in quale modo si sarebbe spenta, preferiva pensare a soddisfare il suo antico desiderio, (quello di farsi sbattere dal marito della sua migliore amica). “..Purtroppo non posso dire niente di più...se non che una navetta con a bordo un gruppo di uomini e donne selezionate in base alle loro caratteristiche psico-fisiche, ha lasciato la terra; navigherà con il suo equipaggio in condizioni di sospensione vitale, alla ricerca di un sistema planetario che possa ospitare e auspicabilmente favorire il rifiorire della specie umana. Purtroppo non ho nulla da aggiungere...che Dio Vi assista.” Le ultime drammatiche e accorate parole di Peter si diffusero poi la sua immagine svanì. “Siiiii...scopami...più forte..dai amore...” Delia gemeva e gridava di piacere mentre Ernesto si proiettava dentro di lei sempre più disperatamente; alla fine esplosero entrambe in un orgasmo lacerante. Dopo mezzora le ceneri di Delia ed Ernesto raggiungevano i collettori della rete urbana di smaltimento; soppressi dall’iniezione letale del sistema automatico di interruzione vitale volontaria erano poi stati inceneriti nel bruciatore “condominiale”. Nel 2149 il suicidio non era più un tabù e chiunque decidesse spontaneamente di interrompere la vita per malattie, depressioni o altro, non doveva far altro che far uso del dispositivo il quale provvedeva a impartire la più dolce delle morti. Tra la fine del discorso di Peter e le quaranta ore successive, grazie a questo prezioso strumento la popolazione del pianeta terra, passò da otto miliardi e mezzo a poco più di trecentomila unità, dato registrato da Peter alle 00.00 della notte della Vigilia.
3 - ERIK SWANSON
Colonia penale n° 6543-98. Erik Swanson, riaprì gli occhi. Era tornato nel mondo reale, proveniente da quello dei suoi sogni agitati, profondi e trionfanti. Da quando il coordinatore aveva preannunciato il probabile, imminente disastro circa un anno prima, la sua vita aveva ripreso significato. Era stato chiuso nella colonia penale di massima sicurezza n° 6543-98 di S. Diego nello stato della California, già dal 2120, per omicidio multiplo commesso su una higway a seguito di un banale tamponamento; si era trovato nel “posto sbagliato al momento sbagliato” (così era usueto tagliare corto Erik quando ripensava o raccontava dell’accaduto. Il posto sbagliato era un’autostrada nel bel mezzo di un ingorgo improvviso sfuggito al controllo di Peter, il momento sbagliato era un pomeriggio afoso di luglio. Louis Refic era alla guida di una mustang accompagnato dalla sua famiglia, composta dalla moglie, dalla figlia 15enne e dal fratellino piccolo di 6 anni, tutti in partenza per una breve quanto agognata vacanza. Erik stava nella vettura che precedeva quella di Louis assorto nei suoi pensieri, mentre il rettile di lamiere, pneumatici ed esseri umani strisciava lento sotto la calura esalando vapori che facevano tremolare l’aria. Aveva da pochi giorni perso il posto di lavoro a seguito di uno “screzio” con il suo datore di lavoro; così aveva riferito alla madre gravemente malata con la quale si era ritirato a vivere. In realtà era stato richiamato ufficialmente per non aver effettuato un controllo su un dispositivo di sicurezza il quale malfunzionamento aveva poi causato un grave infortunio ad un suo collega. Prima di congedarsi dal preposto che gli consegnava la lettera di richiamo , aveva ritenuto opportuno sputare dritto in faccia al povero malcapitato. Qualche anno prima, non avrebbe mai avuto un tale comportamento, quando la moglie era ancora al suo fianco (prima di lasciarlo a causa delle sue continue violenze, anche sessuali), quando Elisa, la dolcissima figlia adolescente dormiva tranquilla nella stanzetta, (almeno fino a quando non cominciò a ricevere le premurose visite notturne del padre, peraltro sempre rimaste un segreto). Dopo essere rimasto solo con la madre malata la sua vita era entrata in una spirale depressiva, nella quale l’odio per il prossimo inteso come genere umano, era divenuto sempre più l’elemento principale, che giorno dopo giorno stringeva l’anello della spirale. L’improvviso stridere dei pneumatici sull’asfalto infuocato lo scosse; la fottuta macchina che precedeva aveva inchiodato. Riuscì a frenare appena in tempo fermandosi a pochi centimetri dal paraurti; ma chi lo seguiva non fu altrettanto pronto; senti nuovamente l’acuto stridere dei pneumatici, ebbe appena il tempo di guardare nello specchietto; il viso di un uomo, con gli occhi
sbarrati e le mani tese sul volante e poi il botto; non violentissimo ma sufficiente a farlo sbalzare in avanti e fargli sbattere la faccia contro il parabrezza. Gli era sembrato di perdere i sensi per uno o due secondi ma si riebbe subito; dallo specchietto vide l’uomo uscire dalla Mustang, controllare rapidamente i danni subiti e poi avventarsi rosso di rabbia verso la sua vettura. “Razza di rincoglionito…che cazzo ti freni così?” - urlò colpendo il finestrino laterale con un pugno che quasi lo spaccò. Nel frattempo una donna uscì dalla vettura e si diresse verso l’uomo. “Stai calmo ti prego, Louis!” - disse con tono supplicante. “Chissà quante volte glielo avrai già detto” - pensò Erik in un angolo recondito della sua mente, mentre tutto il resto di se viveva la situazione con una calma di animo sconosciuta da mesi. L’uomo continuò ad inveire contro di lui senza accennare minimamente a calmarsi anzi ancora più irritato dalla reazione calma ed irridente di Erik. Quello che avvenne nei dieci minuti successivi, Erik non lo ricorda. La prima cosa che nei giorni a seguire tornò ancora alla sua mente, fù il ricordo della polizia che arriva esortandolo a gettare la pistola, la pistola che come al rallenty tocca l’asfalto, il suo sguardo che si volge verso la mustang dove la ragazza ed il bambino giacciono inanimati coperti di sangue e sull’asfalto dove sdraiati in posa disarticolata si trovano i corpi di Louis Refic e signora. Durante il processo, a seguito del quale Erik fu riconosciuto in grado di intendere e volere, la madre testimoniò su richiesta della difesa; in questa occasione la povera signora alla domanda: “Nel corso degli anni ha mai notato negli atteggiamenti di Erik qualcosa che potesse far prevedere una sua propensione ad improvvisi esplosioni di ira?” - rispose :”Vostro onore…in realtà io mi domando ancora oggi come Erik possa essere arrivato a 35 anni senza commettere quello che poi ha fatto.”
Aveva accolto la notizia dell’imminente impatto dell’asteroide con agitazione e trepidazione, emozionato come un bambino. L’invio delle testate nucleari verso quello che lui considerava un messaggero divino che portava finalmente punizione e giustizia per tutti, lo aveva afflitto nelle ultime settimane. Ma finalmente ogni dubbio era fugato, ogni timore evaso, una nube di fiamme e vapori incandescenti avrebbe ripulito il mondo.
Quando apprese la notizia l’orologio del conto alla rovescia segnava “-12 h 32’ 45’’ “. Per nulla al mondo avrebbe perso il momento del suo trionfo; voleva guardare l’asteroide ripreso dal telescopio spaziale mentre entrava nell’atmosfera, si incendiava, e sfrecciava lanciando sprazzi di fiamme e vapori infernali. L’idea di ricorrere alla dolce morte non lo aveva sfiorato nemmeno lontanamente; al direttore della colonia penale che era venuto di persona a chiedere se voleva essere sottoposto, come tutti gli altri alla “procedura di autoestinzione” per evitare le ultime inutili sofferenze, lui aveva risposto sorridendo: ”No, grazie direttore…questo per me è un giorno speciale.”
Dieci minuti dopo che l’ultimo operatore di sorveglianza della colonia penale si era spento, la porta della cella di Erik si aprì attivata automaticamente. Non serviva più a nulla tenere recluso un pazzo destinato comunque a morire entro le prossime 9 ore. Nei suoi sogni udì strane voci che parlavano dell’ora della vendetta che per lui era finalmente giunta; dissero che di li a poco sarebbero arrivati Loro a garantirgli giustizia, ma non prima di un lungo lunghissimo viaggio; nel frattempo Lui doveva uscire, organizzarsi e unirsi con gli altri Prescelti, per combattere e sottomettere i suoi simili ancora vivi, per preparare e il giorno del trionfo nel quale col Loro arrivo una nuova era si sarebbe aperta; una nuova umanità stava per prendere vita, tutto ciò che Lui e i Prescelti dovevano fare era resistere, combattere e CREDERE.
4 - Diario di un sopravvissuto
25/01/2150 Mi chiamo David McIlroy, e scrivo queste poche righe perché voglio lasciare una traccia, una memoria a qualcuno che forse un giorno leggerà. Non sono mai stato bravo a scrivere ma adesso è troppo importante farlo. Prima della tragedia facevo parte di uno dei circa duecento gruppi di “nuovi romantici” (così venivamo chiamati); la nostra colonia vive nelle campagne dell’Idaho e come tutte le colonie di nuovi romantici conduce la sua vita in modo radicalmente diverso da quello del resto del mondo. Noi non abbiamo nessun contatto con il mondo civilizzato, viviamo di agricoltura e allevamento di bestiame. Le nostre case sono umili casali rurali che non hanno nulla a che vedere con le case ipertecnologiche; con la nostra libertà di scelta abbiamo volutamente perso i contatti con il mondo tecnologico e globalizzato ed i suoi “Coordinatori”; le nostre radici affondano lontano nel passato. Più o meno all’inizio del XXI secolo una minoranza della popolazione appartenente proprio ai paesi più sviluppati cominciò a contestare e a lottare contro il modello di vita che poi comunque irrefrenabilmente si affermò; si facevano chiamare “popolo di Seattle”; col passare dei decenni da loro cominciarono a separarsi dei gruppi con una ideologia simile alla nostra, dai quali discendiamo. La nostra tranquilla vita coloniale è scorsa lenta per molti decenni sempre uguale senza subire nessuna influenza fino a quando circa un paio di mesi fa abbiamo cominciato a notare strane anomalie; più nessun aereo sorvolava le nostre teste, più nessuna macchina o camion sollevava polveroni all’orizzonte dove passa un tratto non asfaltato della provinciale. Nessuna traccia della vita frenetica con la quale il resto del mondo continuava, per quanto avessimo potuto isolarci, a segnalarci la sua esistenza. “Dove sono finiti tutti?” ci chiedemmo? Dopo una riunione molto accesa tra i saggi, e non poche obiezioni da parte dei più radicali, fu stabilito comunque che un gruppo sarebbe andato in città per saperne di più,
rompendendo così l’isolamento. La città era deserta, incontrammo per le strade solo qualche decina di persone dai volti sconvolti, vagando e farfugliando parole senza senso. Arrivati in una zona residenziale riuscimmo facilmente ad entrare in un’abitazione che doveva essere stata di un benestante, a giudicare dalla spaziosità e dalla ricchezza degli arredi. Entrati nella camera che si poteva definire salone, notammo che il grosso schermo presente su una delle pareti cominciò a visualizzare l’immagine di un cerchio all’interno del quale si visualizzavano progressivamente dei numeri decrescenti; arrivato lo zero comparve il volto di un uomo che proferì questo breve discorso che riesco ancora a riportare integralmente; sarà difficile che io possa dimenticare quanto le mie orecchie udirono. “Chi ti parla non è Peter il coordinatore, anche se ti appaio con le sue sembianze; l’intero sistema di controllo e coordinazione planetario è passato sotto il nostro controllo. Evidentemente ti sarai accorto che non c’è stato nessun impatto con asteroidi…semplicemente perché non è mai esistito nessun asteroide. Circa due anni fa il Vostro sistema di coordinazione globale è stato raggiunto da un segnale criptato proveniente dal nostro pianeta che si trova a circa 6 anni luce dalla terra; questo segnale paragonabile a quelli che oggi voi definite “virus informatici” aveva il compito di penetrare e infettare tutti i coordinatori e quindi inserire dei dati gestiti direttamente dal nostro centro sul pianeta HELLAY 321, che avevano il compito di simulare la presenza dell’asteroide. Il Vostro sistema si è convinto della presenza è di conseguenza si è comportato. Il nostro scopo era di portarvi spontaneamente verso ciò che è stato…il vostro suicidio di massa, almeno per la maggior parte di Voi. Speravamo che la Vostra estrema fiducia nella tecnologia vi avrebbe portati a non considerare neppure la possibilità di un errore e per nostra fortuna così è stato. Abbiamo l’esigenza di colonizzare altri pianeti. Anche noi abbiamo avuto uno sviluppo tecnologico avanzato e così qualche secolo fa abbiamo pensato di tentare questo…come dite voi? …TRUCCO …si… TRUCCO. Ci consente di trovare di pianeti in grado di ospitare civiltà evolute senza doverli andare a cercare con missioni lunghe e pericolose. Infatti il sistema planetario di controllo una volta raggiunto e infettato ci trasmette direttamente informazioni per la localizzazione del pianeta. In realtà il vostro è già il terzo pianeta a cadere nel tranello. Gli altri sono stati già colonizzati. Quasi tutta la vostra specie è scomparsa..sappiamo che alcuni sono ancora vivi, come te. Fra qualche anno i nostri vascelli spaziali di colonizzazione arriveranno sul pianeta Terra. Non abbiamo interesse ad eliminare anche chi è rimasto…comunque chiediamo la
massima collaborazione..ogni tentativo di resistenza non sarà tollerato. E’ terribile ciò che è successo..ma se vi foste evoluti per qualche altro secolo, stareste anche Voi facendo ciò che Noi facciamo.” Il messaggio terminò e dopo qualche istante ricominciò da capo, identico. Adesso la vita per noi scorre sempre uguale, lenta, non è cambiato nulla. Ogni sera mentre i bambini giocano felici rotolandosi nel prato ed il sole tramonta all’orizzonte, alziamo preoccupati lo sguardo verso il cielo. Spesso a qualcuno sembra di vedere qualcosa ed allora un brivido ci percorre la schiena. Nel mio intimo spero sempre che anche Loro possano rimanere vittime del loro sviluppo tecnologico, prima di arrivare a NOI. E spero di poter ancora a lungo abbracciare mia moglie, i miei bambini…i miei cani.
2 commenti:
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nolvadex
Idea non male, stile buono...
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