Il secondo dogma del Cristianesimo è la fede in Gesù Cristo Figlio di Dio, Verbo eterno del Padre, che si incarnò sotto forma umana, nascendo dalla Vergine Maria. Dopo aver predicato l'Amore infinito di Dio verso gli uomini, portò a compimento la sua missione con la sua passione e morte in croce. Il Padre Lo resuscitò il terzo giorno (Pasqua di Risurrezione), aprendo agli uomini la possibilità della redenzione. Mandò poi lo Spirito Santo sui Suoi discepoli, che andarono a formare la Chiesa.
Nel contesto induista, secondo la filosofia della scuola monista dell'Advaita Vedānta, la realtà viene in ultima analisi vista come un essere singolo, senza qualità, immutabile, eternamente beato e completo, chiamato Brahman (o nirguna Brahman, ossia Brahman senza attributi). Il Brahman, pur essendo immanente in tutta la manifestazione, viene visto come qualcosa che sta al di là della comprensione umana, in quanto non possono esistere strumenti cognitivi adatti per comprendere il Brahman all'interno di qualsiasi forma di esistenza duale: l'unico modo per comprendere il Brahman, è riscoprire di essere il Brahman. Quello che percepiamo ordinariamente, ovvero un mondo composto da molti aspetti (dai più grossolani a più sottili), è dovuto all'illusione, ed è difficile, se non impossibile, emanciparsi dall'illusione e concepire il nirguna Brahman. Per renderSi accessibile agli esseri, alla nascita dell'universo Si manifestò come Īśvara (o Saguna Brahman, ossia Brahman con attributi), ossia l'aspetto personale di Dio, il Dio con una personalità e degli attributi, che si mostra ai suoi devoti sotto infinite forme. A Ishvara, a sua volta, vengono ascritte qualità come onniscienza, onnipotenza, e benevolenza.Anselmo d'Aosta è un religioso, ma fornisce una prova detta "ontologica", che dimostra l'esistenza di un essere superiore, solo sulla base di un ragionamento meramente logico. Anselmo definisce Dio come "l'Essere di cui non si può pensare nulla di più grande" e poi passa a dimostrare che questo Essere esiste. Definiamo dunque Dio come un Essere che ha tutte le qualità e il massimo di tutte queste (ossia "di cui non si può pensare nulla di più grande"). Nella nostra mente è possibile concepire quest'Essere. Ad es. non conosciamo l'essere più buono al mondo, ma riusciamo nella nostra mente a concepire l'essenza di una bontà assoluta e insuperabile. Ora bisogna dimostrare che questo Essere esiste. Anselmo fà notare che ciò che esiste nella realtà è più forte di ciò che esiste solo nell'intelletto. L'albero esiste nella realtà e quindi anche nell'intelletto, mentre non tutto quello che esiste nella mente esiste anche nella realtà (ad es. un cavallo alato). A questo punto se quell'Essere definito sopra (Dio) avesse il massimo di tutte le qualità, ma non esistesse nella realtà, giungeremmo ad una contraddizione, nel senso che allora mancherebbe della qualità di esistere e allora deve avere come minimo anche l'esistenza tra le sue qualità, poiché anche l'esistenza è una qualità.
Le argomentazioni empiriche si basano su dati empirici per dimostrare le proprie conclusioni.
- "Nella cornice del razionalismo scientifico uno giunge al credo nella non-esistenza di Dio, non a causa di una certa conoscenza, ma per via di una scala decrescente di metodi. Ad un estremo, possiamo respingere con fiducia gli dei personali dei creazionisti su solide basi empiriche: la scienza basta a concludere oltre ogni ragionevole dubbio che non c'è mai stata un'alluvione planetaria e che la sequenza evoluzionistica del cosmo non segue nessuna delle due versioni della Genesi. Comunque, più ci spostiamo verso un Dio deistico e definito incoerentemente, più il razionalismo scientifico fruga nella sua cassetta degli attrezzi e si sposta dalla scienza empirica alla filosofia logica informata dalla scienza. In ultima analisi, gli argomenti più convincenti contro un Dio deistico sono il detto di Hume e il rasoio di Occam. Questi sono argomenti filosofici, ma costituiscono anche le fondamenta di tutta la scienza, e non possono quindi essere scartate come non-scientifici. La ragione per cui riponiamo la nostra fiducia in questi due principi è perché la loro applicazione nelle scienze empiriche ha portato a spettacolari successi nel corso degli ultimi tre secoli." [7]
- L'argomentazione delle rivelazioni inconsistenti contesta l'esistenza della divinità biblica mediorientale chiamata Dio come viene descritta nelle sacre scritture, come la Tanakh ebraica, la Bibbia cristiana o il Corano musulmano, identificando le contraddizioni tra le differenti scritture, quelle all'interno di una singola scrittura, o le contraddizioni tra le scritture e i fatti noti.
- La teodicea (o "problema della giustizia di Dio") in generale, e le argomentazioni logiche e evidenziali del male in particolare, contestano l'esistenza di un dio che sia contemporaneamente onnipotente e omnibenevolo, sostenendo che un tale dio non permetterebbe l'esistenza del male o della sofferenza percepibili, le quali si può facilmente dimostrare che esistono. Tale argomento viene anche detto argomento morale: se Dio esistesse sarebbe non-morale dal punto di vista della comprensione umana, quindi inutile come riferimento. L'argomento non verte strettamente sull'esistenza di qualsiasi divinità, perciò viene sostenuto anche da teisti e altri gruppi oltre che da atei. Inoltre, essendo Dio infinito per sua stessa natura dovrebbe contenere in sé il male, principio che cozza contro un dogma cattolico che dichiara che da Dio procede solo il bene senza la minima presenza di male in esso.
- L'argomentazione del disegno insufficiente contesta l'idea che un dio abbia creato la vita, sulla base del fatto che le forme di vita mostrano una progettazione scarsa o malevola, che può essere spiegato facilmente usando l'evoluzione o il naturalismo.
- L'argomentazione della non credenza contesta l'esistenza di un dio onnipotente che vuole che gli esseri umani credano in lui, sostenendo che un tale dio farebbe un lavoro migliore per raccogliere i credenti. Questa argomentazione viene contestata dall'affermazione che Dio vuole mettere alla prova gli uomini per vedere chi ha più fede. Ad ogni modo, questa asserzione viene respinta dalle argomentazioni relative al problema del male.
Il panteismo (dal greco pan = "tutto", "completo"; theòs = dio/divino) letteralmente significa "tutto è dio/divino". Normalmente questo si collega alla convinzione che Dio sia coincidente con tutto l'esistente, l'intero universo o la natura. Il prof. Michael Levine, nel suo libro Panteismo, lo definisce «una concezione non-teistica della divinità».[1] In senso lato, con "panteismo" si intende ogni dottrina filosofica che identifichi Dio con il mondo o con il principio che lo regge.
Il Panpsichismo è un concetto appartenente all'ambito filosofico. Esso ritiene che tutti gli esseri, viventi e non viventi posseggano delle capacità psichiche. Hanno inserito concetti panpsichici nelle loro dottrine Talete, Platone, Bernardino Telesio, Tommaso Campanella.
Anche Giacomo Leopardi per certi versi ha fatto riferimento al panpsichismo, dichiarando "Che la materia pensi, è un fatto."
Recentemente Galen Strawson ha indicato come il materialismo e riduzionismo nella filosofia della mente portino effettivamente ad una posizione assimilabile al panpsichismo.

