Lui era diverso.
Aveva sempre dimostrato un carattere diverso da quello della media degli altri Dei.
A differenza degli altri a lui piacevano i giochi più strani e meno consueti.
Gli altri passavano intere ere a giocare con i mondi ed i sistemi solari,
osservandone la formazione, le rivoluzione dei pianeti, la vita delle stelle.
Lui trovava questi giochi noiosi e ripetitivi.
Ben presto si rese conto che nessuno degli dei anche maggiori aveva mai creato un unidiverso (universo-diverso).
Aveva cominciato a covare un desiderio sempre crescente di fare una cosa diversa per la quale sarebbe stato ricordato nell'albo degli dei.
Ma come fare? E cosa fare?
Aveva un amico dio che pur essendogli molto legato da sentimenti di amicizia, nutriva per lui una grande e non sempre ben celata invidia.
Forse perché più di altri intuiva le sue grandi potenzialità e originalità di pensiero.
Passavano insieme interi secoli a discettare su universi e creazione.
Il suo amico era un cultore della meccanica celeste e del perfettissimo movimento di galassie, stelle e pianeti.
Era un maestro nella creazione di nuovi universi e si crogiolava nell'osservazione della meccanica-fisica delle galassie.
Lui per contro, a dispetto di tutte le sue potenzialità, non aveva mai creato nulla perché sosteneva e pensava che non valesse la pena di creare sempre le stesse cose, già fatte e perfezionate dagli alri dei nel corso dei miliardi di anni.
Negli ambienti accademici degli dei era ormai considerato come un talento inespresso e un pò pigro, che aveva consumato i suoi millenni migliori a pensare e filosofeggiare troppo, invece di darsi al perfezionamento delle tecniche creazionistiche.
Trascorse alcuni milioni di anni di profonda depressione; non frequentava più quasi nessuno e anche quando il suo amico lo andava a trovare cercando di spronarlo, da ciò non traeva nessun conforto ed anzi si sentiva sempre più lontano e isolato.
Neppure il suo amico si fece più vivo e si scordò di lui.
Fu dimenticato da tutti e trascorse in questa condizione 45 miliardi di anni.
La sua coscienza era così depressa dalla sua condizione di inutilità.
Quel giorno tutto successe in poche frazioni di secondo; il suo animo fu sconvolto improvvisamente da milioni di senzazioni mai provate in precedenza da nessun altro dio...ma che noi umani conosciamo così bene oggi.
Fece un sogno che durò appena 1,5 secondi. In questo sogno vide cose stupende; sui pianeti di roccie e gas si muovevano e vivevano esseri animali e piante di milioni di specie. Vivevano ,si dibbattevano per nutrirsi ,si amavano, si odiavano.
Sopratutto ciò che sconvolse e illuminò la sua mente fu vedere queste creature morire...cessare di esistere.
IMPENSABILE: esseri dotati di coscienza, ma fragili e deboli; che conducevano la loro breve esistenza fino alla morte; ma era proprio la morte ciò che rendeva possibile tutto quello splendore di mondo...quel brulichio di anime diverse.
La trasformazione ed il mutamento delle specie viventi accompagnava e seguiva le mutazioni dei pianeti.
Nei successivi 1,5 secondi capì che era questo che aveva sempre voluto creare pur non rendendosene conto.
Quello che successe nei successivi 4 decimi di secondo è leggenda...io sono qui a narrare grazie a quei 4 ultimi decimi di secondo di vita di Dio.
Tutti gli dei furono annientati e spazzati via dall'onda d'urto del suo pensiero.
Dall'eternità esistevano e per l'eternità non sarebbero più esistiti.
Con essi sparirono e si dissolsero anche tutti gli universi da loro creati...in un decimo di secondo.
Dio esplose.
Oggi Lui è ovunque, in ogni atomo o quark di universo. In quelle ultime frazioni di vita si rese conto che l'unico modo per realizzare il suo sogno era quello di sacrificare la sua esistenza divina per diventare lui stesso quell'universo che aveva sognato.
giovedì 25 dicembre 2008
venerdì 12 dicembre 2008
PREGHIERINA DI NATALE

Caro Bambino Gesù,
se ti scrivo è perché non se ne può più.
Un antefatto ti voglio narrare
anche se son sicuro che tu non puoi non sapere.
La crisi del bel paese è ormai di estrema gravità
ma tutto iniziò nei novanta quando ci colpì una grossa calamità.
Arcore fù l'epicentro di questa disgrazia
ma presto il danno si propagò come immondizia.
Fu così che nella nostra bella terra di mezzo
cominciò a spargersi un tremendo fetore...che dico...puzzo.
Il Cavaliere affascinava la massa e avanzava immantinente
tutto tronfio cavalcava col suo fare strafottente.
Leggi e decreti fatti a misura
per garantire affari e sfuggire galera.
I suoi nemici, pochi e divisi in verità,
nulla poterono per fato e soprattutto incapacità.
Il popolo imminchionito viveva in questa democrazia
fatta di proclami e battute al di là dell'idiozia.
Certo qualcuno faceva notare con garbo e misura
che in fondo in fondo non ci facevamo una bella figura
Ma amici potenti aveva al di la dei confini
anche se spesso eran di lui più cretini.
Ormai son venti gli anni trascorsi
tra proclami ,litigi e tanti discorsi.
Sostiene che il bene del popolo e dell'Italia è premura sua
anche se è chiaro a tutti che se proccupa solo dei cazzi sua.
La soluzione per uscire dalla crisi e dai guai
sarebbe quella di farti spendere quattrini che non hai.
E a chi quasi muore di fame e stenti
lui tende la mano con quaranta euro al mese fetenti.
L'antefatto è questo Bambino Gesù
ma non voglio tediarti più.
Vengo solerte alla richiesta della prece
prima che tu mi finisca in croce.
In un mondo pieno di mali di ogni sorta e natura
potresti interceder col BABBO per adeguata contromisura.
Ormai settantadue son gli anni del cavaliere
anche se a lui spuntano adesso le capigliature.
Di bene na ha fatto a sufficienza sulle italiche sponde, province e regioni
...Adesso non potreste con garbo levarcelo dai coglioni!?!?!
Fiducioso Vs intervento e in attesa di gentile riscontro
porgo distinti saluti a Te e al BABBO.
giovedì 16 ottobre 2008
0 GRADI KELVIN

Fa freddo qui...un freddo siderale. Il mio corpo non c'è...eppure so di averne avuto uno. I miei occhi non ci sono...eppure so di aver visto colori. La mia coscienza è vuota.. quasi del tutto. Intorno a me scorgo le galassie che silenti si precipitano una contro l'altra...verso un unico punto. Inesorabile, schiacciante moto verso la morte termica. Un ricordo fievole...una collina...una mattina di gennaio..un pianeta ormai scomparso, inghiottito dal suo sole, forse da un secondo...o forse da dieci miliardi di anni. Tu lì con me...il sole ti illumina il viso, il tuo sorriso circonda la natura, un attimo perfetto...un giorno perfetto. Il desiderio improvviso di sfiorare le tue labbra. I tuoi occhi sui miei...due onde...una sola onda. Una lepre fugge via...mi giro e quell'attimo non c'é più…dove sei? Dove sono ora gli atomi che davano forma al tuo incanto? Forse in quell'unico punto...tra un secondo o tra dieci miliardi di anni...un nuovo big bang. Ora fa freddo qui...
lunedì 13 ottobre 2008
martedì 23 settembre 2008
venerdì 5 settembre 2008
mercoledì 13 agosto 2008
lunedì 4 agosto 2008
venerdì 25 luglio 2008
domenica 20 luglio 2008
Drugo Vs 10 comandamenti
Esaminiamo cosa ho in comune con la chiesa cattolica e cosa meno. Per far ciò mi pare essenziale partire dalla base: i dieci comandamenti.
1) Non avrai altro Dio fuori di me.
parere del drugo: Già si vede l'impostazione costrittoria della religione cattolica; non avrai altro Dio all'infuori di me. Ma se si afferma che questo Dio è l'unico esistente perché si ritiene opportuno ricordare che non ci saranno altri dei all'infuori di Lui? Lapalisse avrebbe qualcosa da dire forse.
Comunque anche se ci fossero non ti inventare niente: "Non avrai altro Dio all'infuori di me!"
Un giorno posi un quesito banale banale ad un uomo di fede: "Ma se Dio è onnipotente, perché permette che accadano tante ingiustizie e crudeltà o meglio perché non ha creato l'uomo già dotato di virtù?" La risposta, (quante volte l'avremo sentita) fu che Dio lascia l'uomo libero...di sbagliare o di seguire la strada giusta, quella del Signore.
Bene, quindi siamo liberi però il primo comandamento ci dice:"Non avrai altro Dio all'infuori di me!""
2) Non nominare il nome di Dio invano.
parere del drugo: Su questo sono d'accordo; perché prendersela con Dio visto che: a) se ci credi non ha senso che lo invochi invano. b) se non ci credi non ha senso che lo invochi invano.
3) Ricordati di santificare le feste.
parere del drugo:
Anche qui cosa dire? Se uno ci crede è giusto santificare le feste.
Ritorna però il tema dell'imposizione, della regola.
Non si dice per esempio: "trai gioia nel santificare le feste".
Tutto è sempre girato dal punto di vista della regola da rispettare, della fatica, del sacrificio.
"Ricordati..." Comunque lo trovo un comandamento marginale.
4) Onora il padre e la madre.
parere del drugo:
Inceccepibile. Concordo.
5) Non uccidere.
parere del drugo:
Inceccepibile. Concordo.
6) Non commettere atti impuri.
parere del drugo:
Manca la definizione di atti impuri.
7) Non rubare.
parere del drugo:
Sono in linea di principio d'accordo; ma dipende dai punti di vista. Se ti trovi in una società che è piena di gente che ruba evandendo le tasse, per esempio, (chissà perché mi viene in mente questo tema), e tu paghi tutte le tasse regolarmente, allora rischi di passare per coglione.
E' vero che non c'è un comandamento che dice "Non passare mai da coglione", però la cosa disturba...comunque.
8) Non dire falsa testimonianza.
parere del drugo:
Sono in linea di principio d'accordo; ma certe volte è impossibile non dire una bugia.
Notare però la scappatoia che lascia questo comandamento: non dice "Di sempre la verità". Quindi in ogni caso se uno si avvale della facoltà di non rispondere, rispetta il comandamento.
Della serie "il silenzio è d'oro"
9) Non desiderare la donna d'altri.
parere del drugo:
Utopistico comandamento. Utopistico perché è impossibile governare i desideri. Ciò nonostante la chiesa cattolica non si limita a dire :"Evita di andare a letto con la donna di altri" (già impresa non indifferente in certi casi), ma pretende di agire a livello castratorio sul semplice e ingovernabile desiderio.
10) Non desiderare la roba d'altri.
parere del drugo:
Valgono gli stessi ragionamenti del 9 con l'aggiunta che questa materia era già stata già regolamentata dal comandamento 7. (Non rubare)
1) Non avrai altro Dio fuori di me.
parere del drugo: Già si vede l'impostazione costrittoria della religione cattolica; non avrai altro Dio all'infuori di me. Ma se si afferma che questo Dio è l'unico esistente perché si ritiene opportuno ricordare che non ci saranno altri dei all'infuori di Lui? Lapalisse avrebbe qualcosa da dire forse.
Comunque anche se ci fossero non ti inventare niente: "Non avrai altro Dio all'infuori di me!"
Un giorno posi un quesito banale banale ad un uomo di fede: "Ma se Dio è onnipotente, perché permette che accadano tante ingiustizie e crudeltà o meglio perché non ha creato l'uomo già dotato di virtù?" La risposta, (quante volte l'avremo sentita) fu che Dio lascia l'uomo libero...di sbagliare o di seguire la strada giusta, quella del Signore.
Bene, quindi siamo liberi però il primo comandamento ci dice:"Non avrai altro Dio all'infuori di me!""
2) Non nominare il nome di Dio invano.
parere del drugo: Su questo sono d'accordo; perché prendersela con Dio visto che: a) se ci credi non ha senso che lo invochi invano. b) se non ci credi non ha senso che lo invochi invano.
3) Ricordati di santificare le feste.
parere del drugo:
Anche qui cosa dire? Se uno ci crede è giusto santificare le feste.
Ritorna però il tema dell'imposizione, della regola.
Non si dice per esempio: "trai gioia nel santificare le feste".
Tutto è sempre girato dal punto di vista della regola da rispettare, della fatica, del sacrificio.
"Ricordati..." Comunque lo trovo un comandamento marginale.
4) Onora il padre e la madre.
parere del drugo:
Inceccepibile. Concordo.
5) Non uccidere.
parere del drugo:
Inceccepibile. Concordo.
6) Non commettere atti impuri.
parere del drugo:
Manca la definizione di atti impuri.
7) Non rubare.
parere del drugo:
Sono in linea di principio d'accordo; ma dipende dai punti di vista. Se ti trovi in una società che è piena di gente che ruba evandendo le tasse, per esempio, (chissà perché mi viene in mente questo tema), e tu paghi tutte le tasse regolarmente, allora rischi di passare per coglione.
E' vero che non c'è un comandamento che dice "Non passare mai da coglione", però la cosa disturba...comunque.
8) Non dire falsa testimonianza.
parere del drugo:
Sono in linea di principio d'accordo; ma certe volte è impossibile non dire una bugia.
Notare però la scappatoia che lascia questo comandamento: non dice "Di sempre la verità". Quindi in ogni caso se uno si avvale della facoltà di non rispondere, rispetta il comandamento.
Della serie "il silenzio è d'oro"
9) Non desiderare la donna d'altri.
parere del drugo:
Utopistico comandamento. Utopistico perché è impossibile governare i desideri. Ciò nonostante la chiesa cattolica non si limita a dire :"Evita di andare a letto con la donna di altri" (già impresa non indifferente in certi casi), ma pretende di agire a livello castratorio sul semplice e ingovernabile desiderio.
10) Non desiderare la roba d'altri.
parere del drugo:
Valgono gli stessi ragionamenti del 9 con l'aggiunta che questa materia era già stata già regolamentata dal comandamento 7. (Non rubare)
mercoledì 2 luglio 2008
domenica 22 giugno 2008
Drugo in disco
Si entra.Un anzianotto, forse dell'antidroga sta fermo sulla soglia.
Fiumi, torrenti in piena di giovani passano davanti allo sguardo.
Occupo un tavolo. Dietro di me c'è la spiaggia e davanti a me una piscina con balaustra in ferro traballante.
"Ti serve questa sedia?" - "Prego"
Musica, ritmo, alto volume. ah ah che culo che ha questa! Teste rasate di buttafuori fanno la ronda come dobermann.
Perché hanno la faccia seria ed incazzata? Sarà questione di fisique du role.
Due belle ragazze dall'aspetto raffinato chiacchierano fitto fitto tra di loro, ballano a pochi cm di distanza, quasi strofinando i loro corpi abbronzati, ridono ma sono sole.Non si accorgono nemmeno delle mille persone che hanno intorno. Lesbiche? Cazzi loro.
Giovani coppie ballano avvinghiate. Baci con lingua che durano minuti interi.
Ripassano i dobermann; Snocciole sigarette come se fossero caramelle; consumazione al bar? ma si dai..."Un white russian prego"- "Non posso farlo perché mi manca la..." - la musica mi tronca l'ultima parola. "Cosa ti manca?" - "Mi manca la...mma" - "Che cazzo gli manca a questo per farmi sto white russian? ..la mamma?" - penso. "Ti posso fare un black russian...vodka e ....ua" - dice.
Non ci capisco un cazzo . "Ok per il black russian ....vai" - taglio corto.
Mentre lo bevo al tavolo, guardo sfilare corpi semi vestiti di ragazze dai culi mozzafiato e perizomi in trasparenza, che potrebbero anche essere mie figlie (ma non lo sono e me le farei tutte). Capisco cosa cazzo mancava al barboy...La PANNA.
Il DJ con un tono di voce vagamente da checca, ci ricorda che domani dalle 18.30 avrà inizio il partytime e poi dalle 20 tutti a tifare Azzurri!!
Insieme alla musica free tekno incalzante si sente spesso una voce maschile ripetere sino allo sfinimento: "Ci piaceeee...Ci piaceeee..Ci piaceeee.."
Culto del fisico. Palestrati e palestrate sfilano austeri. Poche facce da sfigato. Tutti molto sicuri di se.
Faccio un giro della disco. mi sposto di pochi cm al secondo, un carnaio balla, si sposta in senso contrario. I corpi si strusciano. Trovo mezzo metro quadrato libero e sfodero il mio ballo stile statico-sinuoso. Pochi movimenti, la musica ondeggia nel cervello. Il Dj ci ricorda che domani dalle 18.30 avrà inizio il partytime e poi dalle 20 tutti a tifare Azzurri!!
Si ma adesso devo pisciare.
Affollato come la disco il bagno. Urino accanto ad altri tre boys, in un canale di metallo a bordo muro e guardo l'urina defluire dal centro del canale nel buco di scarico; getti d'acqua nel canale assicurano l'igiene. Ma gli urinatoi a muro non esistono più?
Di nuovo in pista. Nel centro dell'inferno.
C'è la cubista megafica ed il cubista palestrato a petto nudo.Per un pò mi "scateno" ai piedi del cubo femmina.
Uno sfigato con gli occhiali e la faccia da stoccafisso balla dietro di me. Mi colpisce la sua presenza in mezzo a cotanta fisicità ed esibizione di corpi abbronzati, magri e poco coperti.
"Ci piaceeee...Ci piaceeee..Ci piaceeee.."
Il Dj continua a parlare sulla musica, disturbando il flusso della musica nel cervello:"Per tutti coloro che ci amano ..per tutti coloro che ci odiano..." - "che cazzo significa?" - "Stanotte molte persone si amano e si ameranno..." - "ma dove stanno?" penso Si due o tre coppie le ho viste slinguarsi amorevolmente, ma a parte questo vedo uomini sicuri di se, quasi statici ma fieri del loro look e del loro fisico in forma, e donne che si abbandonano a sinuosi balli seducenti fatti per non sedurre nessuno.
"Ci piaceeee...Ci piaceeee..Ci piaceeee.."
Il Dj ci ricorda che domani dalle 18.30 avrà inizio il partytime e poi dalle 20 tutti a tifare Azzurri!!
"Questo ha rotto il cazzo!" - penso. Di sicuro domani l'italia perderà.
Ancora IL DJ. "TANTI AUGURI A VALENTINA PER IL SUO COMPLEANNO." - Nel parlare non abbandona mai il suo tono da checca.
Il caso vuole che Valentina sia proprio li vicino a me con la sua comitiva di amici sbarbatelli che la festeggiano. Dai discorsi capisco che domani compirà 16 anni; mi girò la guardo bene. 16 anni?!! Rifletto sconcertato sul fatto che una così me la sarei già scopata almeno tre anni prima.
I dobermann continuano ad aggirarsi seri nel locale; ogni tanto qualcuno di loro scambia poche parole e sorrisi con clienti affecionados.
Ballo e fumo; quante ne avrò fumate in tre ore? dieci? mah!
Il Dj ci ricorda che domani dalle 18.30 avrà inizio il partytime e poi dalle 20 tutti a tifare Azzurri!!
Ballo in maniera lentamente itinerante e pian piano giro tutto il locale; sui divanetti si parla, si beve, non mancano le facce scoglionate, si sorride, si fa l'amore.
"Ci piaceeee...Ci piaceeee..Ci piaceeee.."
Un'altra consumazione? ma si dai!
Quello senza panna mi ricorda che devo prima pagare alla cassa.
Dista venti metri ma ci arriverò dopo altri dieci minuti. Il carnaio preme. Le rapide di carne si muovono in senso contrario al mio.
"Salmone controcorrente che va verso la riproduzione..." - penso. "..ma qui stanotte difficilmente mi riprodurrò..."
IL DJ. "TANTI AUGURI A ILARIA CHE DOMANI SI SPOSA!"
"...e sti cazzi non ce lo metti?" - penso...mi rendo conto che mi sto divertendo e avanzo con un sorrisino beffardo sul viso. Faticosamente raggiungo la cassa.
Guardo lo scaffale degli alcoolici, la prima cosa che vedo è il Bayles. "Un bayles" - "Dieci Euro" - "alla faccia" .
Ritorno dal senza panna dopo altri dieci minuti.
Prendo il Bayles con ghiaccio e lo consumo in pista mentre fumo l'ennesima sigaretta.
Il Dj ci ricorda che domani dalle 18.30 avrà inizio il partytime e poi dalle 20 tutti a tifare Azzurri!!
La cubista è stata sostutita da un ragazza altrettanto fica che suona o fa finta di suonare il sax. Il sax fra le mani c'è l'ha veramente comunque.
IL DJ col tono da checca: "Ragazzi fate attenzione alle donne...arrivano e fanno le single...e poi si scopre che hanno il fidanzato!"
"Forse il tono da checca lo fa apposta, ma demente lo è di sicuro."
Un ragazzetto balla vicino a me. Mi accosto al suo orecchio e gli urlo: "E sai che ce ne frega se hanno il ragazzo!...basta che ce la danno ah ah ah!" - Lui sorride e poi aggiunge con accento ligure: "Non siamo mica gelosi noi...!!!" - Ballo per un pò di fronte ad una ragazza sciolta. Dopo due minuti si avvicina il ragazzo al quale avevo fatto la battuta, che prende a strusciarsi alla ragazza medesima. Probabilmente era la sua ragazza.
Si avvicinano le quattro ed il locale sta per chiudere; il DJ annuncia gli ultimi fuochi in pista.
"Ci piaceeee...Ci piaceeee..Ci piaceeee.."
Nel mio ballo itinerante mi ritrovo vicino a tre ragazze. Due sedute e semi scoglionate ed una che mi colpisce subito.
Balla in modo sciolto e divertente; porta degli occhiali di Dolce e Gabbana che le fanno un bel visino. Non è la superfica prototipo della serata, ed anzi forse è leggermente in carne. Non sembra voler sedurre nessuno. Ride con le amiche e poi ballando si avvicina ai passanti (uomini) e li fronteggia quasi come a sfidarli, per pochi attimi, e poi si ritira. Mi rendo conto che il suo è divertimento puro, un modo per prendere in giro se stessa e gli altri.
Mentre balliamo la osservo ed in certi momenti quasi scoppio a ridere.
Ce l'ho di spalle le sfioro una spalla per richiamare la sua attenzione, lei si gira ed io le dico all'orecchio: "Mi piace come balli". Col suo sguardo beffardo le mi dice: "grazie" e prosegue.
Il Dj ci ricorda che domani dalle 18.30 avrà inizio il partytime e poi dalle 20 tutti a tifare Azzurri!!
Sono le quattro e si chiude. Piano piano la gente defluisce. Anche io mi avvio verso l'uscita ma improvvisamente vengo spostato da tre o quattro dobermann che hanno preso un tipo che forse stava creando problemi. Sembra un tornado che gira vorticosamente verso l'uscita.
In due secondi il tizio è sparito insieme ai buttafuori.
"Capisco perché si chiamano buttafuori....perché ti prendono e ti BUTTANO FUORI"
Mostro al tizio il cartellino con scritto exit consegnatomi all'entrata, che attesta che non mi sono intrufolato in discoteca dalla spiaggia.
Mentre sono vicino all'uscita mi accosto serio ad un ragazzo che sta nei pressi e gli dico:
"Mi raccomando domani alle 18.30 al partytime e poi dalle 20 tutti a tifare Azzurri!!"
Il tizio mi guarda con tono interrogativo e accenna un sorrisino idiota.
"Ci piaceeee...Ci piaceeee..Ci piaceeee.."
mercoledì 18 giugno 2008
MA IL REFERENDUM CHE E'?

Un giorno il popolo italiano venne chiamato a pronunciarsi su un tema accessibile a tutti; ai muratori , alle massaie, alle nonnine, agli impiegati comuni...proprio a tutti. Il quesito era più o meno: "Volete che l'Italia sfrutti l'energia nucleare?"
Il popolo italiano, storicamente profondo conoscitore della materia, delle tecnologie e soprattutto dei rischi e in definitiva del rapporto benefici/rischi, si pronunciò in stragrande maggioranza contrario al nucleare. Tutto ciò senza farsi minimamente influenzare da quanto da poco acccaduto a Chernobil.
E così per oltre venti anni abbiamo continuato a comprare l'energia nucleare prodotta dalla Francia, che con grossi rischi e scarsa dimostrazione di conoscenze tecniche in materia, faceva fiorire le sue centrali come altri paesi sottosviluppati del mondo: USA, Giappone , Francia, India, Pakistan, Iran (tra poco), Finlandia, Corea del Sud, Cina, Russia.
Ma veniamo ad oggi.
Il governo attuale riapre al nucleare e annuncia che si inizierà un programma nucleare anche in Italia.
Questo mentre l'Albania si propone di divenire un polo energetico del mediterraneo che con le sue centrali potrà fornire energia a Italia, Grecia, Turchia ecc.
In fondo partiamo solo con poco più di venti anni di ritardo e fare centrali nucleari è questione per noi di non eccessiva difficoltà.
Ma veniamo al quesito propulsore dell'articoletto:
"Ma se il popolo ha detto che il nucleare non lo voleva adesso il governo da un colpo di spugna e cancella quel verdetto?"
Confesso la mia estrema ignoranza in materia istituzionale ma il quesito rimane.
Qualcuno può spiegarmi a che cacchio serve un referendum e come è possibile che anche a distanza di anni si possa azzerarlo così?
Io già ho frequentato per l'ultima volta le cabine elettorali nelle ultime elezioni, ma mi sa che il concetto si ha da estendere anche a qualsiasi referendum venga mai proposto dai signori politici.
A proposito dei signori politici spiego anche la foto di copertina dell'articolo; Una bella visita nei palazzi del potere in Italia da parte del signor Anton Chigurh (in foto) confesso che alberga nei meandri della mia mente, come un dolce sogno dal quale ti risvegli rigenerato.
Ad ognuno di loro vorrei che ponesse il suo quesito referendario:"Scegli Testa o Croce".
Per chi non lo conoscesse e volesse sapere di che si occupa Anton, si informi....eh che vi devo dire tutto io?
lunedì 9 giugno 2008
il calcagno della memoria
supero il mezzo secolo in comunione con questa carcassa,
un senso di insofferenza agita la giornata,
rendendomi inquieto e non in grado di oziare,
insofferente ai ricordi che come le calze
calano scoprendo il calcagno della memoria,
ingombrante, invadente, il passato si spalma sul presente
smascherando l’illusione che è il tempo…
la coperta di lana sui piedi, disturba il sacro senso del tatto
ormai perentorio nel suo pretendere il piacere,
come quando affondo i pollici nelle due fossette
con le quali la fanciulla orna la schiena
Il senso di irrequietezza mi assale fino al conato
A liberarmi della prigione di emozioni che tento di ritrovare ma trovo appassite,
secche come chiodi di garofano.
proiettili di cecchini esperti ed implacabili
le delusioni mi squartano l’anima….
Poi per incanto appaiono le rondini
e il loro volo disegna la via sul celeste cielo di Aprile,
Cielo della continua rinascita,
cielo dei cieli infiniti.
un senso di insofferenza agita la giornata,
rendendomi inquieto e non in grado di oziare,
insofferente ai ricordi che come le calze
calano scoprendo il calcagno della memoria,
ingombrante, invadente, il passato si spalma sul presente
smascherando l’illusione che è il tempo…
la coperta di lana sui piedi, disturba il sacro senso del tatto
ormai perentorio nel suo pretendere il piacere,
come quando affondo i pollici nelle due fossette
con le quali la fanciulla orna la schiena
Il senso di irrequietezza mi assale fino al conato
A liberarmi della prigione di emozioni che tento di ritrovare ma trovo appassite,
secche come chiodi di garofano.
proiettili di cecchini esperti ed implacabili
le delusioni mi squartano l’anima….
Poi per incanto appaiono le rondini
e il loro volo disegna la via sul celeste cielo di Aprile,
Cielo della continua rinascita,
cielo dei cieli infiniti.
avido pianeta
Avido pianeta
Come sabbia nella clessidra
Scorre il tempo della vita mia
Per il tempo che mi resta
Per far muovere il mio tempio
Per tracciare la mia scia
Come bava di lumaca
Brilla poco e poi s’asciuga-
Come sabbia nella clessidra
Scorre il tempo della vita mia
Per il tempo che mi resta
Per far muovere il mio tempio
Per tracciare la mia scia
Come bava di lumaca
Brilla poco e poi s’asciuga-
mondo sola
da quando ho scoperto che babbo natale è un sola, ho cominciato a stAR più in campana...ed ad ogni rintocco di essa:un sola...la gnocca finta con l'uccello, il prete con bavetta, la banca che t'incula, er fruttarolo con la mela marcia dentro, il quotidiano che caccia balle...ogni rintocco un sola!
Che faticaccia è sto slalom.
Che faticaccia è sto slalom.
sabato 7 giugno 2008
Drugo al parco
Il ragazzo, avrà avuto si e no tredici anni, giocava con gli amichetti a palla ad una cinquantina di metri dal grande albero sotto il quale io stavo schiacciando placidamente un sonnellino; sentivo le loro grida di gioia, i canti variegati degli uccelli. Era un caldo pomeriggio di Luglio ed il calore mi investiva ad ondate nonostante la relativa frescura procuratami dall'ombra.Ero così assorto nel nulla mentale immerso nel luogo dove mi trovavo e pensavo vagamente ad uno scritto che avevo letto da ragazzo chissà dove, che diceva che la frequenza naturale degli esseri viventi e del creato, la frequenza della pace e della serenità è intorno ai 40 Hz.
In quel momento sentivo di essere in sintonia con il resto intorno a me e 40 Hz era sicuramente la mia frequenza, piena piena.
Ad un certo punto notai, a livello inconscio probabilmente poiché stavo sonnecchiando, di non udire più rumore di calci al pallone e grida di bimbi in preda ad euforia agonistica. Incuriosito aprii gli occhi e guardai dritto dove avevo prima visto agitarsi i pargoletti.
Alzai la testa ed una goccia di sudore mi scese sugli occhi, mi stropicciai gli occhi, tirai indietro i lunghi capelli, ed invece della chiassosa orda di giovani mi trovai di fronte il ragazzo con il pallone in mano che a non più di due metri da me stava dritto in piedi, silenzioso (con il respiro calmo e per nulla sudato).
"Ciao" dissi "...da quanto tempo sei li a guardarmi?".
Il ragazzo non rispose e mi continuò a guardare fisso. Aveva corti capelli neri un corpo proporzionato alla sua età un viso dai lineamenti dolci e direi signorili ; due occhi azzurri quasi di ghiaccio spiccavano. Aveva uno sguardo serio e nessun accenno
di sorriso traspariva sul suo volto.Dovevo aver dormito più di quello che credevo (immerso nei miei 40 Hz) per non essermi accorto di nulla.
Quel tipo però non trasmetteva frequenze in sintonia con la mia e quella del bosco, non viaggiava sicuramente a 40 Hz.
"Affari suoi" pensai e mi sdraiai nuovamente legando i capelli a coda in modo da non sudare troppo con tutte le intenzioni di riprendere la pennichella.
"Beh...io mi rimetto a dormire eh..tu rimani pure lì se ti fa piacere ok?" Non mi aspettavo risposte e non ce ne furono. Passò un tempo indefinito durante il quale sentivo solo gli uccelli ed il sinistro ma piacevole rumore degli alberi quando il legno scricchiola (che non avevo mai
capito se si trattasse veramente dello scricchiolare del legno sotto il vento oppure del canto di una razza di uccello a me sconosciuta). "...Ma perché quante razze di uccelli conosci poi tu?... " pensai dormibondo.Sognai di essere in un animato cantiere dove si lavorava ad una grande opera che poi si trasformava in una scuola dalla quale uscivano molti giovani adolescenti che mi circondavano di attenzioni e festeggiamenti, soprattutto delle graziose teen agers delle quali nel sogno mi stavo già invaghendo. Mi attiravano le esili spalle scoperte, i piccoli seni accennnati sotto le shirt, che scoprivano anche i ventri piatti, le gambe magre e le forme dei piedi evidenziate da graziosi calzini colorati.
Un ragazzo si avvicinò serioso a me facendosi largo tra le graziose figliole e cominciò a ripetere piano un qualcosa che non udivo bene tale era lo schiamazzo che facevano le pollastrelle. "Cosa stai dicendo...che vuoi? Non vedi che ho da fare?" allora lui alzò la voce e disse forte e chiaro "Signore mi sa dire cos'é DIO?"
Mi sentii colpire alla gamba da quello che doveva essere un piccolo calcetto e mi svegliai svanendo dalla vista di tutte quelle interessanti ragazzine.
Il ragazzo con il pallone in mano era ancora lì fermo, immobile. Mi guardò spazientito e disse "Allora?...mi sa dire cos'é DIO?"
Inebetito mi tirai su a sedere spalle al tronco e guardai il ragazzo; il sudore mi colava dalla fronte ed allora usai la lunga camicia per asciugarmi il viso.
"Insomma cos'é che vuoi?....sapere cos'é Dio?...Beh...insomma...ragazzo...non hai una parrocchia o qualcosa di simile dove andare a chiedere queste cose ad un prete...si insomma una persona competente...." - mentre parlavo avevo già aperto lo zaino e afferrato al suo interno il termos con dentro il mio inseparabile "White Russian" ben ghiacciato e lo stavo sorseggiando mentre il tizio continuava a guardarmi fisso col suo pallone ben stretto sotto l'ascella.
"Preferisco sentire il suo parere ...signore." Ruppe il silenzio.
Sorseggiando ancora del White Russian risposi - "Ahh...behh..si...in effetti non è un problema che mi pongo spesso questo sai ragazzo...penso a cose più terrene...badare alla casa...fare la spesa...ritirare il sussidio di disoccupazione...si ...ehhmm e poi c'è il mio cane...Iena."
"Lei non lavora signore?" - disse con tono stupito quasi redarguendomi. "Mio nonno dice sempre che il lavoro nobilita l'uomo"
"ehmm...si l'ho già sentita questa." - risposi mentre mi scioglievo i capelli e mi stiracchiavo i muscoli. "D'altronde se stessi lavorando...ahhhm...non potrei essere qui a riposare sotto un albero e tu non avresti avuto l'occasione di svegliarmi per pormi ...ehmmm..questo quesito così importante per te a giudicare dalla tua....ehmm ...si dico...insistenza...non ti pare?"
Continuava a squadrarmi sempre dall'alto in basso, imperturbabile come una sfinge, ma più severo.
"Ehmm...allora senti, visto che non so perché ma sento che... si insomma ...non tornerai a casa prima di avermi estorto un pensiero al riguardo, ascolta bene quello che dirò perché non lo ripeterò. Parola del DRUGO: Dio è ogni cosa animata e non animata dell'intero universo; Dio sono io, sei Tu è quest'albero che ci fa ombra ed il pallone che tieni stretto; Dio è tutti gli animali, tutti i mari, tutti i fiumi e le montagne su questo pianeta e su tutti i pianeti esistenti; Dio è il sole e tutte le stelle e galassie nell'infinito universo...Ti Basta come risposta?"
Il ragazzo non smosse un muscolo cosa che cominciò seriamente a darmi nervi...da dove cazzo saltava fuori questo nano teologo petulante e soprattutto perché non passava il tempo a guardare giornali porno e masturbarsi come tutti quelli sani di mente della sua età?
Con un tono di superiorità e gravità nel tono della voce finalmente disse: "Vedo che il suo pensiero in materia è orientato piuttosto verso il panteismo o meglio dire panpsichismo...spesso però questo tipo di filosofia secondo me rischia di sconfinare nel nichilismo" - Rimasi a bocca aperta a sentirlo parlare "...Si...in effetti ...ehmmm...si potrebbe dire esattamente così ...anzi direi senz'altro... ahhmm..si che hai centrato il tiro ragazzo..." - Non avevo mai sentito prima quei termini in vita mia ma capire che il mio pensiero, espresso così di getto in un pomeriggio di luglio di fronte ad un moccioso cocciuto, era già stato catalogato da filosofi e teologi, da una parte mi rese orgoglioso e dall'altra mi innervosì ancor di più.
Il ragazzo, ispirato proseguì: "Io invece credo nel Dio del Cristianesimo Uno e Trino, una Sostanza in tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre e il Figlio, l'Essere e il Pensiero sono in una reciproca dimensione relazionale, di Amore, espressa proprio dallo Spirito Santo. Dio è eterno, onnipotente, onnisciente, Essere perfettissimo, Creatore dell'Universo, Provvidenza e Salvezza degli uomini, creature poste al vertice dell'ordine del creato."
Sorseggiavo il mio White Russian che per poco non mi andò di traverso. Sempre a bocca aperta osservavo il ragazzo che terminata la sua esposizione mi osservava fiero. In quel momento mi ricordava il bambino demone che avevo visto da ragazzo nel fim "La maledizione di Damien".
Ripresomi dallo shock mi alzai proprio mentre provvidenzialmente si faceva avanti dalla boscaglia Iena, il mio cane che nel frattempo aveva vagato per tutto il bosco dandosi molto da fare col naso e spargendo piccoli spruzzi di urina (insesauribile) su decine di tronchi di albero.
"Bene ragazzo...piuttosto non ti ho chiesto come ti chiami.." - "Damien" - rispose secco. Un brivido mi percorse la schiena. "Bene..io mi chiamo Drugo..per gli amici...che ne diresti di fare due tiri a pallone insieme a Iena?"
- "Vi dò il pallone, io ho già giocato...vi guardo."
Per alleggerire la tensione creatasi dai discorsi e dalle fantasie e ricordi di infanzia comincia a correre dietro la palla inseguito festosamente da Iena che con la sua mole robusta (lo chiamo cinghialetto) rischiò più volte di farmi ruzzolare per terra. Ogni tanto buttavo l'occhio a Damien che si era messo seduto ai piedi del tronco esattamente dove ero io prima e ci
osservava con un sorriso appena accennato e con i suoi occhi di ghiaccio.Iena abbaiava festoso ed inseguiva il pallone ma cominciò a prendersela con la manica della mia camicia tirandola e ringhiando per gioco (il preferito). Puntava in avanti le zampe anteriori sollevando il sedere in alto e ringhiando mi sfidava ad acchiapparlo. Non c'è nessuno come Iena. Ad un tratto lo vidi che puntava fisso la sguardo in direzione di Damien con le orecchie dritte, come quando avvista qualche lepre o gatto.
Mi girai e dapprincipio quello che vidi non mi sembrò affatto strano; Damien stava pisciando contro l'albero. Ma poi guardando meglio vidi che stava pisciando esattamente sul mio zaino con dentro la colazione ed il termos col White Russian.
"Ma che cazzo fai?" - urlai rivolto verso di lui. Lui si girò con un sorriso beffardo e rispose :
"Piscio sullo zaino del panteista, panpschista, nichilista...disoccupato!"
In un attimo ero dietro di lui, lo afferrai forte per l'orecchio sinistro e tirandolo fino a quasi sollevarlo da terra gli dissi: "Razza di essere disturbato...ma non cel'hai una casa?" e tiravo sempre di più l'orecchio che stava diventando rosso. Mentre tiravo puntavo lo sguardo sulla sua testa e fra i rasi capelli corti avevo il timore di vedervi apparire i tre sei.
"Perché non vai a scassare i coglioni a mamma o papà? Dio ha prescelto te per venirmi a rovinare la giornata?"
"Mi fai male...ti prego...smettila..ahiaaaaaaaaaaa!" - era ridiventato un ragazzino tredicenne e frignava anche perché in quel momento i suoi piedi non toccavano effettivamente terra. Mollai la presa. Prese il pallone di corsa e continuando a piangere si allontanò gridando: "Te ne pentirai....vedrai..lo dico alla mamma!!".
Lo vidi sparire saltellando e correndo; ogni tanto perdeva il pallone e si fermava a raccoglierlo. Mi pare che ad un certo punto si fermò girandosi e alzando il dito medio verso di me.
Iena era fermo seduto al mio fianco ed insieme scrutavamo quell'essere sempre più piccolo sparire dietro una collinetta. Inforcai gli inseparabili occhiali da sole e rimasi li a godermi finalmente il silenzio del bosco, poiché si andava facendo scuro.
Mi sdraiai sul tappeto erboso per ammirare dal basso la volta creata sopra di me dai rami degli alberi che si intrecciavano senza soluzione; le mani dietro la nuca cominciai a fumare una cannetta che avevo in tasca; lo stordimento mi prese ed un piacevole giramento di testa mi fuse con il bosco intero; tutto intorno a me viaggiava a 40 Hz. Anche la frequenza della marijuana doveva essere molto vicina a 40 Hz, pensai.
Era ora di ritirarsi con Iena a casa è così aprii gli occhi per alzarmi. Non vidi più le fronde degli al
beri ma una donna molto elegante capelli rossi con gli occhi verdialta (e non solo perché era in piedi di fronte a me). Quello sguardo di ghiaccio mi fu familiare."Ahhmm..Qualcosa mi dice ...si..dico...lei è per caso la madre di Damien?"
"Eccome se lo sono! E lei deve essere quello spiantato che ha molestato mio figlio! Mi dia subito dei documenti...mi servono per la denuncia che farò alla polizia!"
"Beh..ahmm...vede signora ...si...dico..in effetti io non ho documenti con me....le molestie le ho subite io da quel demone ed in quanto allo spiantato ..beh...io almeno non piscio sulla proprietà altrui...e suo figlio lo farei uscire un po di più con qualcuno sveglio...mi sembra un pò disturbato..."
La rossa di ghiaccio divenne paonazza e mi sferrò un calcio con la punta della scarpa sullo stinco.
Vidi le stelle ed i 40 Hz andarono a farsi fottere. "Ma che cazzo..."
Con le gambe ancora stese feci uno sgambetto alla lady che ruzzolò a terra dritta davanti a me e quando fu a tiro le sferrai uno schiaffo che schioccò nel silenzio del bosco e le fece girare la testa di oltre 90°. "E' una tara di famiglia la vostra...dovreste farvi vedere da un buon strizzacervelli" - le urlai in faccia.
La tipa era furiosa e incredula e con il viso a pochi centimetri dal mio; vista da vicino non era affatto male, notai le lunghe gambe affusolate e sotto la camicia stropicciata dalla caduta, il suo seno sodo. Lei vide che avevo buttato lo sguardo proprio lì e pensai : "Adesso mi sputa in faccia...pisciarmi addosso da qui è impossibile".
Lei invece per tutta risposta mi si fiondò addosso e mi ficcò la lingua dritta in bocca; mi baciava come impazzita e faceva roteare la lingua intorno alla mia che rispondeva incredula ma docile al sapore vellutato e di fuoco del suo bacio. Non sazia prese ad abbracciarmi e puntò con le mani dritta dentro le mie mutande dove trovò esattamente quello che si aspettava e augurava. La lingua non era l'unica parte di me a rispondere prontamente a certi stimoli.
Dopo una decina di minuti di queste reciproche perquisizioni corporali, lei si staccò da me.
"Voglio farmi scopare da te...bastardo..." - a parte il "bastardo" che fu l'unica offesa del giorno a non suonarmi stonata, le risposi. "Si ...ehmm...signora ...ne possiamo parlare anche qui nel bosco...siii...in effetti non manca niente qui..si dico dietro quelle siepi...non c'è più nessuno in giro..ahmm...è quasi buio..direi che..."
"Ascolta Drugo o come diavolo ti chiami...io non sono mica una puttana..sono una signora!" - mi interruppe. Prese un biglietto dalla borsetta e me lo ficcò nel taschino.
"Chiamami domani...mio marito stasera parte per l'europa e mio figlio il pomeriggio è sempre impegnato con le lezioni di pianoforte...così potremo chiudere la questione...ti voglio spompinare nella mia vasca idromassaggio!"
Detto questo si alzò, si ricompose brevemente e si allontanò nella quasi oscurità che era calata.
Mi alzai, Iena era ricomparso seduto al mio fianco ed insieme attoniti guardammo sparire dalla nostra vista la timida madre di Damien.
"Eh si...Iena...abbiamo a che fare con una signora...ehmm non trattasi mica di una puttana eh?...andiamo a casa..prima che arrivi qualche altro parente..."
Andai a recuperare lo zaino ma Iena che mi aveva preceduto mise la ciliegina sulla giornata. Forse infastidito dall'odore della straniera minzione decise di affermare la proprietà dello zaino aggiungendo la sua pisciatina all'ormai zuppo e provato zainetto.
"Iena...che cazz..." - alzai gli occhiali da sole sulla fronte, legai i capelli, recuperai l'unica cosa ancora utilizzabile dallo zaino...asciugai tracce di urina dal termos con il bordo della camicia e quindi scolai quello che rimaneva dell'ottimo "White Russian". "MMMMMHHHHMMMM".
EXTRAWORLDNET
1 - Natale 2149…arriva la stella cometa!
Terra - 22/12/2148 Centro ONU stanziato presso la base K-5, deserto Arizona - Ore 9.30 a.m. “Spero che il cervellone abbia proprio un buon motivo…per avere alzato tutto questo polverone” Due uomini, con passo deciso e leggermente affrettato incedono per i corridoi del centro, avvolti nella penombra. “Non mi piace affatto…riunione straordinaria…segretezza assoluta sull’oggetto…sento puzza di vacanze rovinate.” “…Sapremo tra poco che cosa frulla nei microchip di Peter…certo spero non voglia semplicemente cogliere l’occasione per porgere i suoi cibernetici auguri di Natale a tutti i gentili convenuti… ” “…ah ah ! se così fosse correrebbe un bel rischio…potrebbe essere la volta buona che ci si decida tutti a sconnetterlo… ah ah!” Le risa echeggiano nel silenzio rotto solo dal rumore dei passi; un porta automatica si apre ed i due arrivano di fronte alla zona riconoscimento. Una voce femminile tanto suadente quanto artificiale si diffonde nel piccolo ambiente: “Grazie per essere qui signori…sieti gli ultimi… come va Danny? Jimmy è guarito dalla sua varicella?” “Si grazie Jenniffer..tutto bene…sbaglio o la tua voce è cambiata? Un’altra pensata di Peter?” “Non la gradisce Signore?” - la voce ha ora un tono sempre dolce e suadente ma si è aggiunto una venatura si simpatica irritazione. “ Prego si avvicini per il riconoscimento” Un piccolo fascio luminoso scansiona la superficie dell’occhio dell’uomo e dopo pochi istanti la voce di Jennifer, ora un po’ più fredda e meccanica “Daniel Ainge - carica attuale Presidente Stati Uniti d’America…riconoscimento positivo, il suo accesso è autorizzato”- un attimo di silenzio poi di nuovo la Jennifer di prima “grazie Danny..prego Alonso è il suo turno” Il secondo uomo si fa avanti e di nuovo il fascio luminoso partito da una sorta di piccolo occhio posto a circa due metri di altezza sulla parete, percorre velocemente l'occhio “Alonso De La Fuente - carica attuale Presidente Stati Uniti d’Europa…riconoscimento positivo, il suo accesso è autorizzato." Un’altra porta si apre ed i due possono così accedere in un breve corridoio di una decina di metri in fondo al quale un'altra porta. "Come va la varicella di Jimmy.." - mormora tra i denti Danny rivolto ad Alonso, scimmiottando la voce di Jennifer, mentre con la mano accenna un saluto verso la telecamera "occhio".
- "A questi diavolo di aggeggi non sfugge nulla sanno sempre più di tutto…d'altronde hanno le mani in pasta ovunque…" "Già…amigo… è il prezzo che dobbiamo pagare per avere una vita molto più comoda dei nostri antenati…e per aver potuto dimenticare il concetto di terzo mondo…" - risponde Alonso dando una pacca sulle spalle a Danny. La porta si apre sulla sala riunioni; attorno ad un tavolo in legno scuro dalla superficie lucidissima siedono sei personaggi che colloquiano tra loro sorseggiando drink offerti da signorine del personale di accoglienza. "…forse dotate di voci meno suadenti di Jennifer, ma sicuramente di migliore impatto in quanto in carne ed ossa…" - pensa Danny Il salone è avvolto nella penombra; la scarsa luce diffusa disegna solo i contorni delle persone sedute attorno al tavolo. Una musica soft si diffonde a basso volume nell'ambiente, mentre sullo sfondo un testo impresso su un grande videoschermo comunica: " Unità Avanzata per il Coordinamento Globale - Peter 449 da centro Eiffel in Parigi in attesa di stabilire il collegamento con satellite Eagle 411 …" Prima di entrare Alonso si rivolge a Danny: “Stiamo a sentire le novità del buon vecchio Peter” - la porta si richiude alle loro spalle. L’attesa per il collegamento col satellite si protrae ormai da qualche minuto, dopo che anche gli ultimi due convenuti si sono seduti al tavolo di riunione; ma ecco che il testo sul grande schermo si trasforma in un avviso pieno di speranze: “Collegamento tra 15 secondi”; contemporaneamente la musica di sottofondo sfuma lasciando campo al brusio sommesso della sala. Sullo schermo , il testo viene sostituito da un effetto nebbia che dura però solo pochi attimi, e quindi appare il volto di Peter 449 meglio conosciuto come Peter; capelli sale e pepe, taglio corto, occhi scuri, sulla quarantina, aspetto giovanile, sguardo sereno ma fermo, ecco come si presenta Peter; il suo aspetto è il frutto dei software residenti nella “Rete” che, per mezzo di upgrade progressivi, elaborano e modificano continuamente il look delle unità di coordinamento a tutti i livelli, cercando di mantenerli costantemente al passo coi tempi e sempre “alla moda”…se così si può dire. “Benvenuti Signori” - fa esordio Peter dopo qualche secondo dalla sua apparizione; anche la sua voce è gradevole, con una prevalenza di toni bassi e un timbro caldo ma deciso. “Spero che il viaggio sia stato il meno disagevole possibile…in ogni caso capirete che il motivo per cui ho deciso di indire questa riunione giustifica l’urgenza” - gli sguardi interrogativi e a questo punto preoccupati, dei vari capi delle Federazioni si incrociano. “…bene verrò subito al punto…il telescopio satellitare “Galileo” ha inviato dati relativi all’avvistamento di un corpo celeste identificato come Y528, attualmente distante circa 1600 milioni di Km dalla terra…si muoverebbe ad una velocità di circa 50 km al
secondo…e…ebbene l’elaborazione dei dati relativi alle possibili traiettorie, ha portato alla conclusione di un impatto col pianeta Terra che dovrebbe avvenire tra 367 giorni in un punto compreso in una zona con raggio di 553 km, sita in pieno oceano pacifico.” Un brivido percorre la schiena di Danny, mentre gli torna alla mente la figura di Jimmy, suo figlio, che poco prima della sua partenza, con il viso pieno di bollicine gli esclama: “Papà guarirò in tempo per la partita dei Suns? …Tu ci verrai con me..vero?” Tetsuya Harada, presidente della federazione asiatica, si rivolge a Peter - “Hai già dei dati relativi alla dimensione di questo asteroide…o cosa diavolo sia?” Ancora qualche attimo di silenzio, poi di nuovo Peter - “Il diametro massimo è stimato in 120 km con un margine di errore dello 0.3 %… dall’analisi dello spettro di emissione dei gas che compongono la cia e dai dati gravitazionali derivati dall’analisi del suo periodo di rivoluzione pari a 3 ore e 42 minuti, si stima che sia composto da un nucleo pesante di ferro-nichel con una sottile crosta di metano ghiacciato dello spessore di circa 4 km.” Alonso, le cui dita della mano sinistra tamburellavano ormai sempre più nervosamente sulla lucida superficie del tavolo, si rivolge a Danny - “Amigo…esto me sembra veramente un ottimo motivo per rovinarte le vacanze di Natale!” “Già…" - mormora tra i denti Danny, poi con tono di voce più alto e rivolto a Peter - “Abbiamo modo di evitare l’impatto?” “Naturalmente ho già calcolato la possibilità di disintegrazione o frammentazione dell'asteroide attraverso l'impiego di più testate nucleari poste su missili intercettori…ne sarebbero necessarie almeno una decina…comunque in base alla potenza massima delle nostre testate e alla composizione dell'asteroide…non dimenticate che ci sono circa 117 km di ferro nichel…beh non abbiamo più del 50% di possibilità di riuscire ad evitare l'impatto…" L'atmosfera è ormai surreale, i volti increduli…nelle menti le ultime parole di Peter "…non più del 50% di possibilità.." "Ma ti rendi conto di quello che dici…Peter…" - La voce di Alan King, della federazione Africana suona rotta dall'agitazione mentre una goccia di sudore cade dalla sua fronte dritta sul tavolo - "…ci racconti che di qui ad un anno un asteroide…ma forse sarebbe meglio parlare di un pianeta…si adagerà sulle nostre teste e non hai altro da dirci che possiamo sperare in un fottuto 50% di possibilità?" - ora il tono è divenuto quasi aggressivo - "…Maledizione Peter…i governanti di tutto il pianeta un bel giorno hanno deciso di affidarsi a voi coordinatori…sperando in una vita migliore…" - dopo qualche attimo di silenzio carico di tensione Danny riprende cercando di mantenere un tono calmo - "Peter cerca di capire il nostro stato d'animo…ora ti chiedo…sei assolutamente certo di tutto ciò che ci hai detto…calcolo delle possibilità incluso?". Sul volto di Peter nessuna particolare emozione è trasparsa sinora e interrogato da Danny così risponde - "Signori capisco i vostri sentimenti del momento…ma…Alan mi permetto di ricordarti che se avete scelto di affidarvi ai coordinatori…è perché i
calcolatori sono stati da Voi ritenuti in grado di controllare meglio tutte le normali funzioni di un sistema complesso…e la società mondiale è diventata abbastanza complessa…” ancora un attimo di pausa durante il quale lo sguardo di Peter non lasciò trapelare emozioni (e perché aspettarsele da un computer con un volto informatizzato?) - “tornando al caso specifico Danny i dati sono stati verificati più e più volte e se non fossi stato assolutamente certo non avrei…"sollevato tutto questo polverone"" Adesso su meta schermo, affianco al volto sereno e rassicurante di Peter, appare l'immagine davvero poco rassicurante del corpo celeste così come ripreso dall'enorme telescopio in orbita attorno alla terra, con la sua enorme scia di vapori e gas orientati dal vento solare.
2 - Un anno dopo - Bianco Natal
Il monitor trasmette i soliti messaggi pubblicitari in tema natalizio in attesa del notiziario della sera; “i soliti come se in tutto il mondo le famiglie stessero riunite intorno alla tavola per la cena…come al solito…come se non fosse che in realtà ci stanno per dare la notizia… “ - pensa Ernesto steso sul letto nella penombra della camera da letto della sua dimora del centro di Roma. “ eh si che ci frega…meglio pensare agli ultimi acquisti…alle ultime ferie…a quale marca di dolcetto Natalizio scegliere per la notte di Natale…” Un attimo ancora ed ecco apparire il viso di Peter 449 che con una espressione imperturbabile e non prima del suo consueto attimo di silenzio esoridsce:“Buonasera Ernesto…” - Peter entrando nelle case di tutto il mondo si rivolgeva sempre dando del tu a tutti; all’inizio del secolo i programmatori avevano pensato che questo avrebbe aiutato a rompere quel muro di diffidenza nei confronti di una entità “informatizzata” con la capacità di entrare ed uscire dalla vita di 8 miliardi di persone sul pianeta, analizzando e acquisendo tutti i dati. Peter era il coordinatore, l’amico che pianificava tutto, facilitando e gestendo i rapporti umani, gli scambi commerciali, in poche parole tutto. E ciò era stato voluto dall’uomo all’inizio del XXII secolo. Con la globalizzazione ormai affermata a livello planetario, non aveva più senso non far gestire tutto il lavoro “sporco” ad un apparato che la tecnica ormai aveva reso in grado di gestire e elaborare in tempo reale centinaia di miliardi di informazioni. Ma le capacità di Peter non andavano sopravvalutate; “l’uomo è sempre al centro della sua vita,.. protagonista unico e assoluto” - così dissero i programmatori il primo giorno di vita di Peter. E così era stato in effetti. La qualità della vita era nettamente migliorata, Peter ti faceva sapere se avevi bisogno di un ceck-up medico solo basandosi sulle informazioni che la tua casa intelligente gli forniva, basandosi su data base inifniti che l’intero sistema erigeva per ogni singolo; ti diceva quando era il momento migliore per uscire di casa senza trovare ingorghi, ti prenotava il ristorante, la serata a teatro e la vacanza, regolava il trasporto aereo, marittimo e stradale di tutto il mondo.
Insomma con Peter era come avere il cervello espanso di miliardi di volte con tutte le conseguenze benefiche del caso. Dati basati sul trend dell’ultimo mezzo secolo davano già in aumento la vita media da 90 a 110 anni…e c’era da crederci…provate ad immaginare una vita senza stress in ambienti progettati per rendere il massimo comfort, dove anche lavorare è richiesto in misura sempre minore. Naturalmente la razza umana non aveva deciso di consegnare la sua vita alla prima macchina venuta; l’operato di Peter era controllato da una serie di altre unità di coordinamento meno affabili dal punto di vista umano, (loro non possedevano una immagine umana) ma sicuramente non meno efficienti dal punto di vista funzionale; bastava che solo una di esse presentasse discrepanze o dati contradditori e subito si sarebbe passati per così dire al “controllo manuale”; si definiva così la fase (mai lontanamente prospettatasi) nella quale le decisioni sarebbero passate ai governanti in carne ed ossa. Nell’ultimo secolo perciò i potenti avevano perso l’abitudine di prendere decisioni importanti; comunque anche questo aspetto era stato previsto; così questi erano stati preparati dai coordinatori stessi, alla situazione ipotetica durante la quale sarebbe potuto risultare fondamentale decidere. La cosa che aveva sconcertato il mondo, alla notizia del futuro impatto con l’asteroide, fu proprio che nei giorni successivi così come nell’ultimo anno nessuno dei coordinatori aveva smentito i dati di Peter; la speranza che almeno per una volta si sbagliasse su qualche dato era andata in fumo giorno dopo giorno. Ora da un anno a questa parte il mondo si chiedeva se questo meraviglioso livello tecnologico raggiunto avrebbe potuto dare la risposta più importante a questa domanda:”Ci sarà un domani?”; “potremo evitare che un sassolino di 120 km di diametro rovini tutti i progetti che ci eravamo fatti?” Peter prosegue :“….il lancio di otto razzi con altrettante testate nucleari dalla potenza di 8700 Megatoni ciascuna è avvenuto alle 10.05 antimeridiane ora di New York dalla base 876 della Guyana Francese. I razzi hanno impattato simultaneamente la superficie dell’asteroide alle 13.25; l’esplosione è avvenuta a 2,5 milioni di chilometri dalla terra; l’asteroide si è diviso in 5 frammenti di cui il maggiore del diametro di circa 70 km; purtroppo però la traiettoria di questi frammenti è ancora in rotta di collisione con la terra…” - Ernesto accolse la notizia meravigliandosi del fatto che in lui ciò non destasse le emozioni di panico che si sarebbe aspettato. Avvertiva un distacco quasi irreale da quella stanza, da quel monitor da quella voce suadente che stava dando la notizia della probabile estinzione della razza umana…immediatamente il suo pensiero si rivolse a Delia. Si alzò quasi meccanicamente, si avvio verso la porta e poi su per le scale..diretto al quinto piano. Nella penombra della camera vuota, Peter proseguiva nel suo bollettino. “…l’impatto del primo frammento avverrà esattamente fra 47 ore e 15 minuti in Francia nella Lorena, il secondo dopo 1 ora e 10 minuti nella steppa Russa, il terzo nell’oceano
pacifico dopo 45 minuti, il quarto nell’Alaska quasi simultaneamente e l’ultimo in Sudafrica alle 13.08 di dopodomani 25 dicembre..giorno di natale del 2149.” Ernesto suonò al campanello di Delia; dopo pochi attimi la porta si aprì ed una donna intorno ai quarant’anni, di gradevole aspetto, dai capelli rossi e dal fisico minuto, sorrise e disse: “Stavo per venire io da te…” i due si guardarono immobili per qualche interminabile istante, con lo sguardo carico di emozione. La voce di Peter alle loro spalle risuonava “…Delia sono amareggiato nel dirti che le conseguenze di questi impatti saranno disastrose…non ci sono possibilità di sopravvivenza per gli essere umani del pianeta. La terra sarà sconvolta da un onda d’urto tremenda…sconvolgimenti atmosferici genereranno tempeste violentissime per mesi interi, e saranno solo una delle conseguenze minori; il sole non sarà più visibile per anni a causa della nube di polveri, ceneri e vapore acqueo che sarà sollevata. I più fortunati saranno coloro più vicini alle zone di collisione…per loro durerà solo pochi attimi.” Le ultime parole di Peter risuonarono nelle orecchie di Ernesto proprio mentre stava venendo dentro Delia; lei era stesa sul tavolo della cucina e lui sopra, madido di sudore la possedeva come un forsennato; le loro urla di piacere coprivano la voce dell’impassibile Peter; prima di farsi trascinare sul tavolo Delia era riuscita a disattivare il sistema di monitoraggio della sua dimora; così ora Peter non poteva sapere che Lei in questo momento piuttosto che sapere esattamente tra quante ore e in quale modo si sarebbe spenta, preferiva pensare a soddisfare il suo antico desiderio, (quello di farsi sbattere dal marito della sua migliore amica). “..Purtroppo non posso dire niente di più...se non che una navetta con a bordo un gruppo di uomini e donne selezionate in base alle loro caratteristiche psico-fisiche, ha lasciato la terra; navigherà con il suo equipaggio in condizioni di sospensione vitale, alla ricerca di un sistema planetario che possa ospitare e auspicabilmente favorire il rifiorire della specie umana. Purtroppo non ho nulla da aggiungere...che Dio Vi assista.” Le ultime drammatiche e accorate parole di Peter si diffusero poi la sua immagine svanì. “Siiiii...scopami...più forte..dai amore...” Delia gemeva e gridava di piacere mentre Ernesto si proiettava dentro di lei sempre più disperatamente; alla fine esplosero entrambe in un orgasmo lacerante. Dopo mezzora le ceneri di Delia ed Ernesto raggiungevano i collettori della rete urbana di smaltimento; soppressi dall’iniezione letale del sistema automatico di interruzione vitale volontaria erano poi stati inceneriti nel bruciatore “condominiale”. Nel 2149 il suicidio non era più un tabù e chiunque decidesse spontaneamente di interrompere la vita per malattie, depressioni o altro, non doveva far altro che far uso del dispositivo il quale provvedeva a impartire la più dolce delle morti. Tra la fine del discorso di Peter e le quaranta ore successive, grazie a questo prezioso strumento la popolazione del pianeta terra, passò da otto miliardi e mezzo a poco più di trecentomila unità, dato registrato da Peter alle 00.00 della notte della Vigilia.
3 - ERIK SWANSON
Colonia penale n° 6543-98. Erik Swanson, riaprì gli occhi. Era tornato nel mondo reale, proveniente da quello dei suoi sogni agitati, profondi e trionfanti. Da quando il coordinatore aveva preannunciato il probabile, imminente disastro circa un anno prima, la sua vita aveva ripreso significato. Era stato chiuso nella colonia penale di massima sicurezza n° 6543-98 di S. Diego nello stato della California, già dal 2120, per omicidio multiplo commesso su una higway a seguito di un banale tamponamento; si era trovato nel “posto sbagliato al momento sbagliato” (così era usueto tagliare corto Erik quando ripensava o raccontava dell’accaduto. Il posto sbagliato era un’autostrada nel bel mezzo di un ingorgo improvviso sfuggito al controllo di Peter, il momento sbagliato era un pomeriggio afoso di luglio. Louis Refic era alla guida di una mustang accompagnato dalla sua famiglia, composta dalla moglie, dalla figlia 15enne e dal fratellino piccolo di 6 anni, tutti in partenza per una breve quanto agognata vacanza. Erik stava nella vettura che precedeva quella di Louis assorto nei suoi pensieri, mentre il rettile di lamiere, pneumatici ed esseri umani strisciava lento sotto la calura esalando vapori che facevano tremolare l’aria. Aveva da pochi giorni perso il posto di lavoro a seguito di uno “screzio” con il suo datore di lavoro; così aveva riferito alla madre gravemente malata con la quale si era ritirato a vivere. In realtà era stato richiamato ufficialmente per non aver effettuato un controllo su un dispositivo di sicurezza il quale malfunzionamento aveva poi causato un grave infortunio ad un suo collega. Prima di congedarsi dal preposto che gli consegnava la lettera di richiamo , aveva ritenuto opportuno sputare dritto in faccia al povero malcapitato. Qualche anno prima, non avrebbe mai avuto un tale comportamento, quando la moglie era ancora al suo fianco (prima di lasciarlo a causa delle sue continue violenze, anche sessuali), quando Elisa, la dolcissima figlia adolescente dormiva tranquilla nella stanzetta, (almeno fino a quando non cominciò a ricevere le premurose visite notturne del padre, peraltro sempre rimaste un segreto). Dopo essere rimasto solo con la madre malata la sua vita era entrata in una spirale depressiva, nella quale l’odio per il prossimo inteso come genere umano, era divenuto sempre più l’elemento principale, che giorno dopo giorno stringeva l’anello della spirale. L’improvviso stridere dei pneumatici sull’asfalto infuocato lo scosse; la fottuta macchina che precedeva aveva inchiodato. Riuscì a frenare appena in tempo fermandosi a pochi centimetri dal paraurti; ma chi lo seguiva non fu altrettanto pronto; senti nuovamente l’acuto stridere dei pneumatici, ebbe appena il tempo di guardare nello specchietto; il viso di un uomo, con gli occhi
sbarrati e le mani tese sul volante e poi il botto; non violentissimo ma sufficiente a farlo sbalzare in avanti e fargli sbattere la faccia contro il parabrezza. Gli era sembrato di perdere i sensi per uno o due secondi ma si riebbe subito; dallo specchietto vide l’uomo uscire dalla Mustang, controllare rapidamente i danni subiti e poi avventarsi rosso di rabbia verso la sua vettura. “Razza di rincoglionito…che cazzo ti freni così?” - urlò colpendo il finestrino laterale con un pugno che quasi lo spaccò. Nel frattempo una donna uscì dalla vettura e si diresse verso l’uomo. “Stai calmo ti prego, Louis!” - disse con tono supplicante. “Chissà quante volte glielo avrai già detto” - pensò Erik in un angolo recondito della sua mente, mentre tutto il resto di se viveva la situazione con una calma di animo sconosciuta da mesi. L’uomo continuò ad inveire contro di lui senza accennare minimamente a calmarsi anzi ancora più irritato dalla reazione calma ed irridente di Erik. Quello che avvenne nei dieci minuti successivi, Erik non lo ricorda. La prima cosa che nei giorni a seguire tornò ancora alla sua mente, fù il ricordo della polizia che arriva esortandolo a gettare la pistola, la pistola che come al rallenty tocca l’asfalto, il suo sguardo che si volge verso la mustang dove la ragazza ed il bambino giacciono inanimati coperti di sangue e sull’asfalto dove sdraiati in posa disarticolata si trovano i corpi di Louis Refic e signora. Durante il processo, a seguito del quale Erik fu riconosciuto in grado di intendere e volere, la madre testimoniò su richiesta della difesa; in questa occasione la povera signora alla domanda: “Nel corso degli anni ha mai notato negli atteggiamenti di Erik qualcosa che potesse far prevedere una sua propensione ad improvvisi esplosioni di ira?” - rispose :”Vostro onore…in realtà io mi domando ancora oggi come Erik possa essere arrivato a 35 anni senza commettere quello che poi ha fatto.”
Aveva accolto la notizia dell’imminente impatto dell’asteroide con agitazione e trepidazione, emozionato come un bambino. L’invio delle testate nucleari verso quello che lui considerava un messaggero divino che portava finalmente punizione e giustizia per tutti, lo aveva afflitto nelle ultime settimane. Ma finalmente ogni dubbio era fugato, ogni timore evaso, una nube di fiamme e vapori incandescenti avrebbe ripulito il mondo.
Quando apprese la notizia l’orologio del conto alla rovescia segnava “-12 h 32’ 45’’ “. Per nulla al mondo avrebbe perso il momento del suo trionfo; voleva guardare l’asteroide ripreso dal telescopio spaziale mentre entrava nell’atmosfera, si incendiava, e sfrecciava lanciando sprazzi di fiamme e vapori infernali. L’idea di ricorrere alla dolce morte non lo aveva sfiorato nemmeno lontanamente; al direttore della colonia penale che era venuto di persona a chiedere se voleva essere sottoposto, come tutti gli altri alla “procedura di autoestinzione” per evitare le ultime inutili sofferenze, lui aveva risposto sorridendo: ”No, grazie direttore…questo per me è un giorno speciale.”
Dieci minuti dopo che l’ultimo operatore di sorveglianza della colonia penale si era spento, la porta della cella di Erik si aprì attivata automaticamente. Non serviva più a nulla tenere recluso un pazzo destinato comunque a morire entro le prossime 9 ore. Nei suoi sogni udì strane voci che parlavano dell’ora della vendetta che per lui era finalmente giunta; dissero che di li a poco sarebbero arrivati Loro a garantirgli giustizia, ma non prima di un lungo lunghissimo viaggio; nel frattempo Lui doveva uscire, organizzarsi e unirsi con gli altri Prescelti, per combattere e sottomettere i suoi simili ancora vivi, per preparare e il giorno del trionfo nel quale col Loro arrivo una nuova era si sarebbe aperta; una nuova umanità stava per prendere vita, tutto ciò che Lui e i Prescelti dovevano fare era resistere, combattere e CREDERE.
4 - Diario di un sopravvissuto
25/01/2150 Mi chiamo David McIlroy, e scrivo queste poche righe perché voglio lasciare una traccia, una memoria a qualcuno che forse un giorno leggerà. Non sono mai stato bravo a scrivere ma adesso è troppo importante farlo. Prima della tragedia facevo parte di uno dei circa duecento gruppi di “nuovi romantici” (così venivamo chiamati); la nostra colonia vive nelle campagne dell’Idaho e come tutte le colonie di nuovi romantici conduce la sua vita in modo radicalmente diverso da quello del resto del mondo. Noi non abbiamo nessun contatto con il mondo civilizzato, viviamo di agricoltura e allevamento di bestiame. Le nostre case sono umili casali rurali che non hanno nulla a che vedere con le case ipertecnologiche; con la nostra libertà di scelta abbiamo volutamente perso i contatti con il mondo tecnologico e globalizzato ed i suoi “Coordinatori”; le nostre radici affondano lontano nel passato. Più o meno all’inizio del XXI secolo una minoranza della popolazione appartenente proprio ai paesi più sviluppati cominciò a contestare e a lottare contro il modello di vita che poi comunque irrefrenabilmente si affermò; si facevano chiamare “popolo di Seattle”; col passare dei decenni da loro cominciarono a separarsi dei gruppi con una ideologia simile alla nostra, dai quali discendiamo. La nostra tranquilla vita coloniale è scorsa lenta per molti decenni sempre uguale senza subire nessuna influenza fino a quando circa un paio di mesi fa abbiamo cominciato a notare strane anomalie; più nessun aereo sorvolava le nostre teste, più nessuna macchina o camion sollevava polveroni all’orizzonte dove passa un tratto non asfaltato della provinciale. Nessuna traccia della vita frenetica con la quale il resto del mondo continuava, per quanto avessimo potuto isolarci, a segnalarci la sua esistenza. “Dove sono finiti tutti?” ci chiedemmo? Dopo una riunione molto accesa tra i saggi, e non poche obiezioni da parte dei più radicali, fu stabilito comunque che un gruppo sarebbe andato in città per saperne di più,
rompendendo così l’isolamento. La città era deserta, incontrammo per le strade solo qualche decina di persone dai volti sconvolti, vagando e farfugliando parole senza senso. Arrivati in una zona residenziale riuscimmo facilmente ad entrare in un’abitazione che doveva essere stata di un benestante, a giudicare dalla spaziosità e dalla ricchezza degli arredi. Entrati nella camera che si poteva definire salone, notammo che il grosso schermo presente su una delle pareti cominciò a visualizzare l’immagine di un cerchio all’interno del quale si visualizzavano progressivamente dei numeri decrescenti; arrivato lo zero comparve il volto di un uomo che proferì questo breve discorso che riesco ancora a riportare integralmente; sarà difficile che io possa dimenticare quanto le mie orecchie udirono. “Chi ti parla non è Peter il coordinatore, anche se ti appaio con le sue sembianze; l’intero sistema di controllo e coordinazione planetario è passato sotto il nostro controllo. Evidentemente ti sarai accorto che non c’è stato nessun impatto con asteroidi…semplicemente perché non è mai esistito nessun asteroide. Circa due anni fa il Vostro sistema di coordinazione globale è stato raggiunto da un segnale criptato proveniente dal nostro pianeta che si trova a circa 6 anni luce dalla terra; questo segnale paragonabile a quelli che oggi voi definite “virus informatici” aveva il compito di penetrare e infettare tutti i coordinatori e quindi inserire dei dati gestiti direttamente dal nostro centro sul pianeta HELLAY 321, che avevano il compito di simulare la presenza dell’asteroide. Il Vostro sistema si è convinto della presenza è di conseguenza si è comportato. Il nostro scopo era di portarvi spontaneamente verso ciò che è stato…il vostro suicidio di massa, almeno per la maggior parte di Voi. Speravamo che la Vostra estrema fiducia nella tecnologia vi avrebbe portati a non considerare neppure la possibilità di un errore e per nostra fortuna così è stato. Abbiamo l’esigenza di colonizzare altri pianeti. Anche noi abbiamo avuto uno sviluppo tecnologico avanzato e così qualche secolo fa abbiamo pensato di tentare questo…come dite voi? …TRUCCO …si… TRUCCO. Ci consente di trovare di pianeti in grado di ospitare civiltà evolute senza doverli andare a cercare con missioni lunghe e pericolose. Infatti il sistema planetario di controllo una volta raggiunto e infettato ci trasmette direttamente informazioni per la localizzazione del pianeta. In realtà il vostro è già il terzo pianeta a cadere nel tranello. Gli altri sono stati già colonizzati. Quasi tutta la vostra specie è scomparsa..sappiamo che alcuni sono ancora vivi, come te. Fra qualche anno i nostri vascelli spaziali di colonizzazione arriveranno sul pianeta Terra. Non abbiamo interesse ad eliminare anche chi è rimasto…comunque chiediamo la
massima collaborazione..ogni tentativo di resistenza non sarà tollerato. E’ terribile ciò che è successo..ma se vi foste evoluti per qualche altro secolo, stareste anche Voi facendo ciò che Noi facciamo.” Il messaggio terminò e dopo qualche istante ricominciò da capo, identico. Adesso la vita per noi scorre sempre uguale, lenta, non è cambiato nulla. Ogni sera mentre i bambini giocano felici rotolandosi nel prato ed il sole tramonta all’orizzonte, alziamo preoccupati lo sguardo verso il cielo. Spesso a qualcuno sembra di vedere qualcosa ed allora un brivido ci percorre la schiena. Nel mio intimo spero sempre che anche Loro possano rimanere vittime del loro sviluppo tecnologico, prima di arrivare a NOI. E spero di poter ancora a lungo abbracciare mia moglie, i miei bambini…i miei cani.
Terra - 22/12/2148 Centro ONU stanziato presso la base K-5, deserto Arizona - Ore 9.30 a.m. “Spero che il cervellone abbia proprio un buon motivo…per avere alzato tutto questo polverone” Due uomini, con passo deciso e leggermente affrettato incedono per i corridoi del centro, avvolti nella penombra. “Non mi piace affatto…riunione straordinaria…segretezza assoluta sull’oggetto…sento puzza di vacanze rovinate.” “…Sapremo tra poco che cosa frulla nei microchip di Peter…certo spero non voglia semplicemente cogliere l’occasione per porgere i suoi cibernetici auguri di Natale a tutti i gentili convenuti… ” “…ah ah ! se così fosse correrebbe un bel rischio…potrebbe essere la volta buona che ci si decida tutti a sconnetterlo… ah ah!” Le risa echeggiano nel silenzio rotto solo dal rumore dei passi; un porta automatica si apre ed i due arrivano di fronte alla zona riconoscimento. Una voce femminile tanto suadente quanto artificiale si diffonde nel piccolo ambiente: “Grazie per essere qui signori…sieti gli ultimi… come va Danny? Jimmy è guarito dalla sua varicella?” “Si grazie Jenniffer..tutto bene…sbaglio o la tua voce è cambiata? Un’altra pensata di Peter?” “Non la gradisce Signore?” - la voce ha ora un tono sempre dolce e suadente ma si è aggiunto una venatura si simpatica irritazione. “ Prego si avvicini per il riconoscimento” Un piccolo fascio luminoso scansiona la superficie dell’occhio dell’uomo e dopo pochi istanti la voce di Jennifer, ora un po’ più fredda e meccanica “Daniel Ainge - carica attuale Presidente Stati Uniti d’America…riconoscimento positivo, il suo accesso è autorizzato”- un attimo di silenzio poi di nuovo la Jennifer di prima “grazie Danny..prego Alonso è il suo turno” Il secondo uomo si fa avanti e di nuovo il fascio luminoso partito da una sorta di piccolo occhio posto a circa due metri di altezza sulla parete, percorre velocemente l'occhio “Alonso De La Fuente - carica attuale Presidente Stati Uniti d’Europa…riconoscimento positivo, il suo accesso è autorizzato." Un’altra porta si apre ed i due possono così accedere in un breve corridoio di una decina di metri in fondo al quale un'altra porta. "Come va la varicella di Jimmy.." - mormora tra i denti Danny rivolto ad Alonso, scimmiottando la voce di Jennifer, mentre con la mano accenna un saluto verso la telecamera "occhio".
- "A questi diavolo di aggeggi non sfugge nulla sanno sempre più di tutto…d'altronde hanno le mani in pasta ovunque…" "Già…amigo… è il prezzo che dobbiamo pagare per avere una vita molto più comoda dei nostri antenati…e per aver potuto dimenticare il concetto di terzo mondo…" - risponde Alonso dando una pacca sulle spalle a Danny. La porta si apre sulla sala riunioni; attorno ad un tavolo in legno scuro dalla superficie lucidissima siedono sei personaggi che colloquiano tra loro sorseggiando drink offerti da signorine del personale di accoglienza. "…forse dotate di voci meno suadenti di Jennifer, ma sicuramente di migliore impatto in quanto in carne ed ossa…" - pensa Danny Il salone è avvolto nella penombra; la scarsa luce diffusa disegna solo i contorni delle persone sedute attorno al tavolo. Una musica soft si diffonde a basso volume nell'ambiente, mentre sullo sfondo un testo impresso su un grande videoschermo comunica: " Unità Avanzata per il Coordinamento Globale - Peter 449 da centro Eiffel in Parigi in attesa di stabilire il collegamento con satellite Eagle 411 …" Prima di entrare Alonso si rivolge a Danny: “Stiamo a sentire le novità del buon vecchio Peter” - la porta si richiude alle loro spalle. L’attesa per il collegamento col satellite si protrae ormai da qualche minuto, dopo che anche gli ultimi due convenuti si sono seduti al tavolo di riunione; ma ecco che il testo sul grande schermo si trasforma in un avviso pieno di speranze: “Collegamento tra 15 secondi”; contemporaneamente la musica di sottofondo sfuma lasciando campo al brusio sommesso della sala. Sullo schermo , il testo viene sostituito da un effetto nebbia che dura però solo pochi attimi, e quindi appare il volto di Peter 449 meglio conosciuto come Peter; capelli sale e pepe, taglio corto, occhi scuri, sulla quarantina, aspetto giovanile, sguardo sereno ma fermo, ecco come si presenta Peter; il suo aspetto è il frutto dei software residenti nella “Rete” che, per mezzo di upgrade progressivi, elaborano e modificano continuamente il look delle unità di coordinamento a tutti i livelli, cercando di mantenerli costantemente al passo coi tempi e sempre “alla moda”…se così si può dire. “Benvenuti Signori” - fa esordio Peter dopo qualche secondo dalla sua apparizione; anche la sua voce è gradevole, con una prevalenza di toni bassi e un timbro caldo ma deciso. “Spero che il viaggio sia stato il meno disagevole possibile…in ogni caso capirete che il motivo per cui ho deciso di indire questa riunione giustifica l’urgenza” - gli sguardi interrogativi e a questo punto preoccupati, dei vari capi delle Federazioni si incrociano. “…bene verrò subito al punto…il telescopio satellitare “Galileo” ha inviato dati relativi all’avvistamento di un corpo celeste identificato come Y528, attualmente distante circa 1600 milioni di Km dalla terra…si muoverebbe ad una velocità di circa 50 km al
secondo…e…ebbene l’elaborazione dei dati relativi alle possibili traiettorie, ha portato alla conclusione di un impatto col pianeta Terra che dovrebbe avvenire tra 367 giorni in un punto compreso in una zona con raggio di 553 km, sita in pieno oceano pacifico.” Un brivido percorre la schiena di Danny, mentre gli torna alla mente la figura di Jimmy, suo figlio, che poco prima della sua partenza, con il viso pieno di bollicine gli esclama: “Papà guarirò in tempo per la partita dei Suns? …Tu ci verrai con me..vero?” Tetsuya Harada, presidente della federazione asiatica, si rivolge a Peter - “Hai già dei dati relativi alla dimensione di questo asteroide…o cosa diavolo sia?” Ancora qualche attimo di silenzio, poi di nuovo Peter - “Il diametro massimo è stimato in 120 km con un margine di errore dello 0.3 %… dall’analisi dello spettro di emissione dei gas che compongono la cia e dai dati gravitazionali derivati dall’analisi del suo periodo di rivoluzione pari a 3 ore e 42 minuti, si stima che sia composto da un nucleo pesante di ferro-nichel con una sottile crosta di metano ghiacciato dello spessore di circa 4 km.” Alonso, le cui dita della mano sinistra tamburellavano ormai sempre più nervosamente sulla lucida superficie del tavolo, si rivolge a Danny - “Amigo…esto me sembra veramente un ottimo motivo per rovinarte le vacanze di Natale!” “Già…" - mormora tra i denti Danny, poi con tono di voce più alto e rivolto a Peter - “Abbiamo modo di evitare l’impatto?” “Naturalmente ho già calcolato la possibilità di disintegrazione o frammentazione dell'asteroide attraverso l'impiego di più testate nucleari poste su missili intercettori…ne sarebbero necessarie almeno una decina…comunque in base alla potenza massima delle nostre testate e alla composizione dell'asteroide…non dimenticate che ci sono circa 117 km di ferro nichel…beh non abbiamo più del 50% di possibilità di riuscire ad evitare l'impatto…" L'atmosfera è ormai surreale, i volti increduli…nelle menti le ultime parole di Peter "…non più del 50% di possibilità.." "Ma ti rendi conto di quello che dici…Peter…" - La voce di Alan King, della federazione Africana suona rotta dall'agitazione mentre una goccia di sudore cade dalla sua fronte dritta sul tavolo - "…ci racconti che di qui ad un anno un asteroide…ma forse sarebbe meglio parlare di un pianeta…si adagerà sulle nostre teste e non hai altro da dirci che possiamo sperare in un fottuto 50% di possibilità?" - ora il tono è divenuto quasi aggressivo - "…Maledizione Peter…i governanti di tutto il pianeta un bel giorno hanno deciso di affidarsi a voi coordinatori…sperando in una vita migliore…" - dopo qualche attimo di silenzio carico di tensione Danny riprende cercando di mantenere un tono calmo - "Peter cerca di capire il nostro stato d'animo…ora ti chiedo…sei assolutamente certo di tutto ciò che ci hai detto…calcolo delle possibilità incluso?". Sul volto di Peter nessuna particolare emozione è trasparsa sinora e interrogato da Danny così risponde - "Signori capisco i vostri sentimenti del momento…ma…Alan mi permetto di ricordarti che se avete scelto di affidarvi ai coordinatori…è perché i
calcolatori sono stati da Voi ritenuti in grado di controllare meglio tutte le normali funzioni di un sistema complesso…e la società mondiale è diventata abbastanza complessa…” ancora un attimo di pausa durante il quale lo sguardo di Peter non lasciò trapelare emozioni (e perché aspettarsele da un computer con un volto informatizzato?) - “tornando al caso specifico Danny i dati sono stati verificati più e più volte e se non fossi stato assolutamente certo non avrei…"sollevato tutto questo polverone"" Adesso su meta schermo, affianco al volto sereno e rassicurante di Peter, appare l'immagine davvero poco rassicurante del corpo celeste così come ripreso dall'enorme telescopio in orbita attorno alla terra, con la sua enorme scia di vapori e gas orientati dal vento solare.
2 - Un anno dopo - Bianco Natal
Il monitor trasmette i soliti messaggi pubblicitari in tema natalizio in attesa del notiziario della sera; “i soliti come se in tutto il mondo le famiglie stessero riunite intorno alla tavola per la cena…come al solito…come se non fosse che in realtà ci stanno per dare la notizia… “ - pensa Ernesto steso sul letto nella penombra della camera da letto della sua dimora del centro di Roma. “ eh si che ci frega…meglio pensare agli ultimi acquisti…alle ultime ferie…a quale marca di dolcetto Natalizio scegliere per la notte di Natale…” Un attimo ancora ed ecco apparire il viso di Peter 449 che con una espressione imperturbabile e non prima del suo consueto attimo di silenzio esoridsce:“Buonasera Ernesto…” - Peter entrando nelle case di tutto il mondo si rivolgeva sempre dando del tu a tutti; all’inizio del secolo i programmatori avevano pensato che questo avrebbe aiutato a rompere quel muro di diffidenza nei confronti di una entità “informatizzata” con la capacità di entrare ed uscire dalla vita di 8 miliardi di persone sul pianeta, analizzando e acquisendo tutti i dati. Peter era il coordinatore, l’amico che pianificava tutto, facilitando e gestendo i rapporti umani, gli scambi commerciali, in poche parole tutto. E ciò era stato voluto dall’uomo all’inizio del XXII secolo. Con la globalizzazione ormai affermata a livello planetario, non aveva più senso non far gestire tutto il lavoro “sporco” ad un apparato che la tecnica ormai aveva reso in grado di gestire e elaborare in tempo reale centinaia di miliardi di informazioni. Ma le capacità di Peter non andavano sopravvalutate; “l’uomo è sempre al centro della sua vita,.. protagonista unico e assoluto” - così dissero i programmatori il primo giorno di vita di Peter. E così era stato in effetti. La qualità della vita era nettamente migliorata, Peter ti faceva sapere se avevi bisogno di un ceck-up medico solo basandosi sulle informazioni che la tua casa intelligente gli forniva, basandosi su data base inifniti che l’intero sistema erigeva per ogni singolo; ti diceva quando era il momento migliore per uscire di casa senza trovare ingorghi, ti prenotava il ristorante, la serata a teatro e la vacanza, regolava il trasporto aereo, marittimo e stradale di tutto il mondo.
Insomma con Peter era come avere il cervello espanso di miliardi di volte con tutte le conseguenze benefiche del caso. Dati basati sul trend dell’ultimo mezzo secolo davano già in aumento la vita media da 90 a 110 anni…e c’era da crederci…provate ad immaginare una vita senza stress in ambienti progettati per rendere il massimo comfort, dove anche lavorare è richiesto in misura sempre minore. Naturalmente la razza umana non aveva deciso di consegnare la sua vita alla prima macchina venuta; l’operato di Peter era controllato da una serie di altre unità di coordinamento meno affabili dal punto di vista umano, (loro non possedevano una immagine umana) ma sicuramente non meno efficienti dal punto di vista funzionale; bastava che solo una di esse presentasse discrepanze o dati contradditori e subito si sarebbe passati per così dire al “controllo manuale”; si definiva così la fase (mai lontanamente prospettatasi) nella quale le decisioni sarebbero passate ai governanti in carne ed ossa. Nell’ultimo secolo perciò i potenti avevano perso l’abitudine di prendere decisioni importanti; comunque anche questo aspetto era stato previsto; così questi erano stati preparati dai coordinatori stessi, alla situazione ipotetica durante la quale sarebbe potuto risultare fondamentale decidere. La cosa che aveva sconcertato il mondo, alla notizia del futuro impatto con l’asteroide, fu proprio che nei giorni successivi così come nell’ultimo anno nessuno dei coordinatori aveva smentito i dati di Peter; la speranza che almeno per una volta si sbagliasse su qualche dato era andata in fumo giorno dopo giorno. Ora da un anno a questa parte il mondo si chiedeva se questo meraviglioso livello tecnologico raggiunto avrebbe potuto dare la risposta più importante a questa domanda:”Ci sarà un domani?”; “potremo evitare che un sassolino di 120 km di diametro rovini tutti i progetti che ci eravamo fatti?” Peter prosegue :“….il lancio di otto razzi con altrettante testate nucleari dalla potenza di 8700 Megatoni ciascuna è avvenuto alle 10.05 antimeridiane ora di New York dalla base 876 della Guyana Francese. I razzi hanno impattato simultaneamente la superficie dell’asteroide alle 13.25; l’esplosione è avvenuta a 2,5 milioni di chilometri dalla terra; l’asteroide si è diviso in 5 frammenti di cui il maggiore del diametro di circa 70 km; purtroppo però la traiettoria di questi frammenti è ancora in rotta di collisione con la terra…” - Ernesto accolse la notizia meravigliandosi del fatto che in lui ciò non destasse le emozioni di panico che si sarebbe aspettato. Avvertiva un distacco quasi irreale da quella stanza, da quel monitor da quella voce suadente che stava dando la notizia della probabile estinzione della razza umana…immediatamente il suo pensiero si rivolse a Delia. Si alzò quasi meccanicamente, si avvio verso la porta e poi su per le scale..diretto al quinto piano. Nella penombra della camera vuota, Peter proseguiva nel suo bollettino. “…l’impatto del primo frammento avverrà esattamente fra 47 ore e 15 minuti in Francia nella Lorena, il secondo dopo 1 ora e 10 minuti nella steppa Russa, il terzo nell’oceano
pacifico dopo 45 minuti, il quarto nell’Alaska quasi simultaneamente e l’ultimo in Sudafrica alle 13.08 di dopodomani 25 dicembre..giorno di natale del 2149.” Ernesto suonò al campanello di Delia; dopo pochi attimi la porta si aprì ed una donna intorno ai quarant’anni, di gradevole aspetto, dai capelli rossi e dal fisico minuto, sorrise e disse: “Stavo per venire io da te…” i due si guardarono immobili per qualche interminabile istante, con lo sguardo carico di emozione. La voce di Peter alle loro spalle risuonava “…Delia sono amareggiato nel dirti che le conseguenze di questi impatti saranno disastrose…non ci sono possibilità di sopravvivenza per gli essere umani del pianeta. La terra sarà sconvolta da un onda d’urto tremenda…sconvolgimenti atmosferici genereranno tempeste violentissime per mesi interi, e saranno solo una delle conseguenze minori; il sole non sarà più visibile per anni a causa della nube di polveri, ceneri e vapore acqueo che sarà sollevata. I più fortunati saranno coloro più vicini alle zone di collisione…per loro durerà solo pochi attimi.” Le ultime parole di Peter risuonarono nelle orecchie di Ernesto proprio mentre stava venendo dentro Delia; lei era stesa sul tavolo della cucina e lui sopra, madido di sudore la possedeva come un forsennato; le loro urla di piacere coprivano la voce dell’impassibile Peter; prima di farsi trascinare sul tavolo Delia era riuscita a disattivare il sistema di monitoraggio della sua dimora; così ora Peter non poteva sapere che Lei in questo momento piuttosto che sapere esattamente tra quante ore e in quale modo si sarebbe spenta, preferiva pensare a soddisfare il suo antico desiderio, (quello di farsi sbattere dal marito della sua migliore amica). “..Purtroppo non posso dire niente di più...se non che una navetta con a bordo un gruppo di uomini e donne selezionate in base alle loro caratteristiche psico-fisiche, ha lasciato la terra; navigherà con il suo equipaggio in condizioni di sospensione vitale, alla ricerca di un sistema planetario che possa ospitare e auspicabilmente favorire il rifiorire della specie umana. Purtroppo non ho nulla da aggiungere...che Dio Vi assista.” Le ultime drammatiche e accorate parole di Peter si diffusero poi la sua immagine svanì. “Siiiii...scopami...più forte..dai amore...” Delia gemeva e gridava di piacere mentre Ernesto si proiettava dentro di lei sempre più disperatamente; alla fine esplosero entrambe in un orgasmo lacerante. Dopo mezzora le ceneri di Delia ed Ernesto raggiungevano i collettori della rete urbana di smaltimento; soppressi dall’iniezione letale del sistema automatico di interruzione vitale volontaria erano poi stati inceneriti nel bruciatore “condominiale”. Nel 2149 il suicidio non era più un tabù e chiunque decidesse spontaneamente di interrompere la vita per malattie, depressioni o altro, non doveva far altro che far uso del dispositivo il quale provvedeva a impartire la più dolce delle morti. Tra la fine del discorso di Peter e le quaranta ore successive, grazie a questo prezioso strumento la popolazione del pianeta terra, passò da otto miliardi e mezzo a poco più di trecentomila unità, dato registrato da Peter alle 00.00 della notte della Vigilia.
3 - ERIK SWANSON
Colonia penale n° 6543-98. Erik Swanson, riaprì gli occhi. Era tornato nel mondo reale, proveniente da quello dei suoi sogni agitati, profondi e trionfanti. Da quando il coordinatore aveva preannunciato il probabile, imminente disastro circa un anno prima, la sua vita aveva ripreso significato. Era stato chiuso nella colonia penale di massima sicurezza n° 6543-98 di S. Diego nello stato della California, già dal 2120, per omicidio multiplo commesso su una higway a seguito di un banale tamponamento; si era trovato nel “posto sbagliato al momento sbagliato” (così era usueto tagliare corto Erik quando ripensava o raccontava dell’accaduto. Il posto sbagliato era un’autostrada nel bel mezzo di un ingorgo improvviso sfuggito al controllo di Peter, il momento sbagliato era un pomeriggio afoso di luglio. Louis Refic era alla guida di una mustang accompagnato dalla sua famiglia, composta dalla moglie, dalla figlia 15enne e dal fratellino piccolo di 6 anni, tutti in partenza per una breve quanto agognata vacanza. Erik stava nella vettura che precedeva quella di Louis assorto nei suoi pensieri, mentre il rettile di lamiere, pneumatici ed esseri umani strisciava lento sotto la calura esalando vapori che facevano tremolare l’aria. Aveva da pochi giorni perso il posto di lavoro a seguito di uno “screzio” con il suo datore di lavoro; così aveva riferito alla madre gravemente malata con la quale si era ritirato a vivere. In realtà era stato richiamato ufficialmente per non aver effettuato un controllo su un dispositivo di sicurezza il quale malfunzionamento aveva poi causato un grave infortunio ad un suo collega. Prima di congedarsi dal preposto che gli consegnava la lettera di richiamo , aveva ritenuto opportuno sputare dritto in faccia al povero malcapitato. Qualche anno prima, non avrebbe mai avuto un tale comportamento, quando la moglie era ancora al suo fianco (prima di lasciarlo a causa delle sue continue violenze, anche sessuali), quando Elisa, la dolcissima figlia adolescente dormiva tranquilla nella stanzetta, (almeno fino a quando non cominciò a ricevere le premurose visite notturne del padre, peraltro sempre rimaste un segreto). Dopo essere rimasto solo con la madre malata la sua vita era entrata in una spirale depressiva, nella quale l’odio per il prossimo inteso come genere umano, era divenuto sempre più l’elemento principale, che giorno dopo giorno stringeva l’anello della spirale. L’improvviso stridere dei pneumatici sull’asfalto infuocato lo scosse; la fottuta macchina che precedeva aveva inchiodato. Riuscì a frenare appena in tempo fermandosi a pochi centimetri dal paraurti; ma chi lo seguiva non fu altrettanto pronto; senti nuovamente l’acuto stridere dei pneumatici, ebbe appena il tempo di guardare nello specchietto; il viso di un uomo, con gli occhi
sbarrati e le mani tese sul volante e poi il botto; non violentissimo ma sufficiente a farlo sbalzare in avanti e fargli sbattere la faccia contro il parabrezza. Gli era sembrato di perdere i sensi per uno o due secondi ma si riebbe subito; dallo specchietto vide l’uomo uscire dalla Mustang, controllare rapidamente i danni subiti e poi avventarsi rosso di rabbia verso la sua vettura. “Razza di rincoglionito…che cazzo ti freni così?” - urlò colpendo il finestrino laterale con un pugno che quasi lo spaccò. Nel frattempo una donna uscì dalla vettura e si diresse verso l’uomo. “Stai calmo ti prego, Louis!” - disse con tono supplicante. “Chissà quante volte glielo avrai già detto” - pensò Erik in un angolo recondito della sua mente, mentre tutto il resto di se viveva la situazione con una calma di animo sconosciuta da mesi. L’uomo continuò ad inveire contro di lui senza accennare minimamente a calmarsi anzi ancora più irritato dalla reazione calma ed irridente di Erik. Quello che avvenne nei dieci minuti successivi, Erik non lo ricorda. La prima cosa che nei giorni a seguire tornò ancora alla sua mente, fù il ricordo della polizia che arriva esortandolo a gettare la pistola, la pistola che come al rallenty tocca l’asfalto, il suo sguardo che si volge verso la mustang dove la ragazza ed il bambino giacciono inanimati coperti di sangue e sull’asfalto dove sdraiati in posa disarticolata si trovano i corpi di Louis Refic e signora. Durante il processo, a seguito del quale Erik fu riconosciuto in grado di intendere e volere, la madre testimoniò su richiesta della difesa; in questa occasione la povera signora alla domanda: “Nel corso degli anni ha mai notato negli atteggiamenti di Erik qualcosa che potesse far prevedere una sua propensione ad improvvisi esplosioni di ira?” - rispose :”Vostro onore…in realtà io mi domando ancora oggi come Erik possa essere arrivato a 35 anni senza commettere quello che poi ha fatto.”
Aveva accolto la notizia dell’imminente impatto dell’asteroide con agitazione e trepidazione, emozionato come un bambino. L’invio delle testate nucleari verso quello che lui considerava un messaggero divino che portava finalmente punizione e giustizia per tutti, lo aveva afflitto nelle ultime settimane. Ma finalmente ogni dubbio era fugato, ogni timore evaso, una nube di fiamme e vapori incandescenti avrebbe ripulito il mondo.
Quando apprese la notizia l’orologio del conto alla rovescia segnava “-12 h 32’ 45’’ “. Per nulla al mondo avrebbe perso il momento del suo trionfo; voleva guardare l’asteroide ripreso dal telescopio spaziale mentre entrava nell’atmosfera, si incendiava, e sfrecciava lanciando sprazzi di fiamme e vapori infernali. L’idea di ricorrere alla dolce morte non lo aveva sfiorato nemmeno lontanamente; al direttore della colonia penale che era venuto di persona a chiedere se voleva essere sottoposto, come tutti gli altri alla “procedura di autoestinzione” per evitare le ultime inutili sofferenze, lui aveva risposto sorridendo: ”No, grazie direttore…questo per me è un giorno speciale.”
Dieci minuti dopo che l’ultimo operatore di sorveglianza della colonia penale si era spento, la porta della cella di Erik si aprì attivata automaticamente. Non serviva più a nulla tenere recluso un pazzo destinato comunque a morire entro le prossime 9 ore. Nei suoi sogni udì strane voci che parlavano dell’ora della vendetta che per lui era finalmente giunta; dissero che di li a poco sarebbero arrivati Loro a garantirgli giustizia, ma non prima di un lungo lunghissimo viaggio; nel frattempo Lui doveva uscire, organizzarsi e unirsi con gli altri Prescelti, per combattere e sottomettere i suoi simili ancora vivi, per preparare e il giorno del trionfo nel quale col Loro arrivo una nuova era si sarebbe aperta; una nuova umanità stava per prendere vita, tutto ciò che Lui e i Prescelti dovevano fare era resistere, combattere e CREDERE.
4 - Diario di un sopravvissuto
25/01/2150 Mi chiamo David McIlroy, e scrivo queste poche righe perché voglio lasciare una traccia, una memoria a qualcuno che forse un giorno leggerà. Non sono mai stato bravo a scrivere ma adesso è troppo importante farlo. Prima della tragedia facevo parte di uno dei circa duecento gruppi di “nuovi romantici” (così venivamo chiamati); la nostra colonia vive nelle campagne dell’Idaho e come tutte le colonie di nuovi romantici conduce la sua vita in modo radicalmente diverso da quello del resto del mondo. Noi non abbiamo nessun contatto con il mondo civilizzato, viviamo di agricoltura e allevamento di bestiame. Le nostre case sono umili casali rurali che non hanno nulla a che vedere con le case ipertecnologiche; con la nostra libertà di scelta abbiamo volutamente perso i contatti con il mondo tecnologico e globalizzato ed i suoi “Coordinatori”; le nostre radici affondano lontano nel passato. Più o meno all’inizio del XXI secolo una minoranza della popolazione appartenente proprio ai paesi più sviluppati cominciò a contestare e a lottare contro il modello di vita che poi comunque irrefrenabilmente si affermò; si facevano chiamare “popolo di Seattle”; col passare dei decenni da loro cominciarono a separarsi dei gruppi con una ideologia simile alla nostra, dai quali discendiamo. La nostra tranquilla vita coloniale è scorsa lenta per molti decenni sempre uguale senza subire nessuna influenza fino a quando circa un paio di mesi fa abbiamo cominciato a notare strane anomalie; più nessun aereo sorvolava le nostre teste, più nessuna macchina o camion sollevava polveroni all’orizzonte dove passa un tratto non asfaltato della provinciale. Nessuna traccia della vita frenetica con la quale il resto del mondo continuava, per quanto avessimo potuto isolarci, a segnalarci la sua esistenza. “Dove sono finiti tutti?” ci chiedemmo? Dopo una riunione molto accesa tra i saggi, e non poche obiezioni da parte dei più radicali, fu stabilito comunque che un gruppo sarebbe andato in città per saperne di più,
rompendendo così l’isolamento. La città era deserta, incontrammo per le strade solo qualche decina di persone dai volti sconvolti, vagando e farfugliando parole senza senso. Arrivati in una zona residenziale riuscimmo facilmente ad entrare in un’abitazione che doveva essere stata di un benestante, a giudicare dalla spaziosità e dalla ricchezza degli arredi. Entrati nella camera che si poteva definire salone, notammo che il grosso schermo presente su una delle pareti cominciò a visualizzare l’immagine di un cerchio all’interno del quale si visualizzavano progressivamente dei numeri decrescenti; arrivato lo zero comparve il volto di un uomo che proferì questo breve discorso che riesco ancora a riportare integralmente; sarà difficile che io possa dimenticare quanto le mie orecchie udirono. “Chi ti parla non è Peter il coordinatore, anche se ti appaio con le sue sembianze; l’intero sistema di controllo e coordinazione planetario è passato sotto il nostro controllo. Evidentemente ti sarai accorto che non c’è stato nessun impatto con asteroidi…semplicemente perché non è mai esistito nessun asteroide. Circa due anni fa il Vostro sistema di coordinazione globale è stato raggiunto da un segnale criptato proveniente dal nostro pianeta che si trova a circa 6 anni luce dalla terra; questo segnale paragonabile a quelli che oggi voi definite “virus informatici” aveva il compito di penetrare e infettare tutti i coordinatori e quindi inserire dei dati gestiti direttamente dal nostro centro sul pianeta HELLAY 321, che avevano il compito di simulare la presenza dell’asteroide. Il Vostro sistema si è convinto della presenza è di conseguenza si è comportato. Il nostro scopo era di portarvi spontaneamente verso ciò che è stato…il vostro suicidio di massa, almeno per la maggior parte di Voi. Speravamo che la Vostra estrema fiducia nella tecnologia vi avrebbe portati a non considerare neppure la possibilità di un errore e per nostra fortuna così è stato. Abbiamo l’esigenza di colonizzare altri pianeti. Anche noi abbiamo avuto uno sviluppo tecnologico avanzato e così qualche secolo fa abbiamo pensato di tentare questo…come dite voi? …TRUCCO …si… TRUCCO. Ci consente di trovare di pianeti in grado di ospitare civiltà evolute senza doverli andare a cercare con missioni lunghe e pericolose. Infatti il sistema planetario di controllo una volta raggiunto e infettato ci trasmette direttamente informazioni per la localizzazione del pianeta. In realtà il vostro è già il terzo pianeta a cadere nel tranello. Gli altri sono stati già colonizzati. Quasi tutta la vostra specie è scomparsa..sappiamo che alcuni sono ancora vivi, come te. Fra qualche anno i nostri vascelli spaziali di colonizzazione arriveranno sul pianeta Terra. Non abbiamo interesse ad eliminare anche chi è rimasto…comunque chiediamo la
massima collaborazione..ogni tentativo di resistenza non sarà tollerato. E’ terribile ciò che è successo..ma se vi foste evoluti per qualche altro secolo, stareste anche Voi facendo ciò che Noi facciamo.” Il messaggio terminò e dopo qualche istante ricominciò da capo, identico. Adesso la vita per noi scorre sempre uguale, lenta, non è cambiato nulla. Ogni sera mentre i bambini giocano felici rotolandosi nel prato ed il sole tramonta all’orizzonte, alziamo preoccupati lo sguardo verso il cielo. Spesso a qualcuno sembra di vedere qualcosa ed allora un brivido ci percorre la schiena. Nel mio intimo spero sempre che anche Loro possano rimanere vittime del loro sviluppo tecnologico, prima di arrivare a NOI. E spero di poter ancora a lungo abbracciare mia moglie, i miei bambini…i miei cani.
Cuculi spaziali
1 - Terra 2452 d.C.
Eh si, quello che alle porte del 21° secolo si temeva in termini di compromissione degli equilibri planetari sembra proprio avverarsi. Lo sviluppo tecnologico, insieme a quello demografico stanno modificando sempre più velocemente le condizioni sul pianeta. I paesi del terzo mondo non esistono più; su tutto il globo si sono estesi il livello sociale ed i modelli culturali equivalenti a quello che all'inizio del 21° secolo erano propri degli allora Stati Uniti D'America o dei paesi ricchi della vecchia Europa. La Globalizzazione ha ormai integrato il pianeta. La lingua ufficiale è una ed unica su tutta la terra, un miscuglio di Inglese, Spagnolo, Arabo, Cinese e quant'altro. Il benessere sembra ormai acquisito; la pace regna ormai da due secoli su tutto il pianeta. Il prezzo per tutto questo lo hanno pagato le migliaia di speci animali estinte progressivamente, sia per la veloce occupazione del territorio da parte dell'uomo, sia per l'altrettanto veloce tasso di variazione dell'habitat che la razza umana ha impresso. L'atmosfera non è più la stessa ormai ed i cambiamenti sono apprezzabili anche per intervalli di tempo di poche decine di anni. Gli stravolgimenti anche climatici sono sempre più devastanti; il pianeta cerca di riequilibrarsi automaticamente ma i mutamenti sono ormai troppo veloci per la capacità di risposta del sistema. Gli scienziati di tutto il mondo sanno da tempo che col passo attuale entro 4 secoli al massimo non ci potranno essere le condizioni minime per la conservazione della vita sul pianeta, tuttavia sanno anche benissimo che si è imboccata una via dalla quale non è possibile tornare indietro , sempre più stretta e senza possibilità di manovra e che condurrà inevitabilmente all'estinzione di massa, alla più grande di tutte quelle subite dalla terra, alla definitiva. Le esplorazioni spaziali di conseguenza hanno ricevuto un impulso notevole; ormai migliaia di gruppi di razza umana hanno abbandonato il pianeta a bordo di piccoli pianetini artificiali in viaggio nel cosmo nel tentativo di trovare un pianeta da colonizzare; le possibilità di successo stimate, in funzione dell'autonomia dei mezzi di trasporto, sono di 1 su 1322; ciò nonostante questi gruppi, composti per lo più da scienziati e loro familiari appunto, hanno deciso e decidono di imbarcarsi poiché sanno che la vita sulla terra non sarebbe consentita per più tempo di quanto non sarebbe possibile sopravvivere sui pianeti artificiali, 3 o 4 secoli appunto.
2 - Un pianeta da qualche parte - 135383426 a. C.
I Turockiani hanno anche loro capito che non ce ne sarà per molto sul pianeta; per loro la causa non sarà l'avvelenamento del pianeta, ma più semplicemente l'evoluzione naturale della loro Stella che entro 200.000.000 di anni avrà finito di trasformare tutto l'idrogeno in elio e allora si trasformerà in quella che in un futuro lontano su un'altro pianeta sarà chiamata "Gigante Rossa". Questo porterà alla inevitabile fine della vita sul pianeta. Quella Turockiana è una strana civiltà; il loro livello di avanzamento tecnologico è elevato; i viaggi spaziali attraverso galassie lontane anche milioni di anni luce, non impensieriscono più i Turockiani; non da quando hanno scoperto la possibilità di curvare lo spazio-tempo. Ma la vera punta di diamante dello scibile Turockiano sta nella Genetica; da milioni di anni ormai manipolano i geni a loro piacimento, riuscendo a creare forme di vita dalle più elementari alle più complesse, del regno animale e vegetale, dal batterio alla forma più complessa, tutto partendo da materiale genetico di qualsiasi natura. Le armi, con il potere distruttivo proprio di quelle di altre civiltà, non rientrano nell'immaginario più remoto dei Turock. Questo insieme al loro aspetto esile e vulnerabile, sembrebbe farne una delle razze più inoffensive dell'intero universo. Da alcuni millenni hanno nuovamente iniziato ad esplorare per mezzo di sonde, lo spazio in lungo e largo alla ricerca di pianeti ospitali su cui prendere a migrare prima dell'inevitabile fine. La loro esperienza di specie longeva ha insegnato che non è affatto facile colonizzare un pianeta promuovendo la coabitazione tra speci aliene; nei loro primi tentativi di colonizzazione pacifica, lontani ormai miliardi di anni, subirono perdite notevolissime; interi nuclei di "avanguardia per la colonizzazione" furono sterminati da speci autoctone, con un livello di sviluppo tecnologico vergognosamente inferiore. Specie aliene erano inevitabilemnte destinate a provare orrore a contatto con l'invasore e lo sterminio conseguente era destinato a incidere sul numero dei Turock vista le loro caratteristiche culturali e fisiologiche non propriamente definibili "d'attacco". Cominciarono a capire che la loro unica arma micidiale stava appunto nella Genetica, con l'uso della quale avrebbero potuto causare "estinzioni di massa" sui pianeti prescelti e della quale biologia avrebbero potuto studiare le basi, grazie alle sonde esploratrici; inserire poi nell'ecosistema virus studiati ad hoc per non poter essere contrastati dagli organismi del pianeta, causando così l'estinzione di massa. Una volta reso il pianeta inoffensivo e sopratutto morto, avrebbero potuto facilmente inserire altri organismi elementari che loro sapevano costituire i mattoni fondamentali per lo sviluppo della vita; dopo qualche milione di anni il pianeta sarebbe stato pronto e accogliente per la colonizzazione. Questa procedura, una volta accettata, fu messa in atto decine di volte per ognuno dei traslochi forzati a cui furono costretti i Turock nella loro lunga storia, perché si sa
che nessun pianeta è eterno e la capacità di imbrigliare la vita delle stelle non era la specialità Turock. Col passare dei miliardi di anni la loro tecnica di estinzione si era andata sempre più affinando e dai primi casi in cui si procedeva ad una sterilizzazione rapida dei pianeti, si era cominciato a sviluppare anche un certo senso di colpa; la loro indole in fondo pacifica era stata forgiata dal concetto "mors tua vita mea" ma per loro era inaccettabile dovere essere gli sterminatori di interi ecosistemi. Bisognava trovare un modo di giungere allo stesso punto senza dover intervenire così brutalmente, concedendo alle civiltà dei pianeti prescelti una fine più dolce. I pianeti si erano di volta in volta trasformati in laboratori cosmici nei quali i Turockiani seguivano per milioni di anni gli sviluppi e le conseguenze prodotte dall'introduzione di quelli che erano definiti "agenti catalizzatori per l'estinzione di massa". L'ambizione era divenuta quella di guidare l'evoluzione di un pianeta fino a un livello tale da causare l'estinzione della vita per mano delle stesse speci viventi del pianeta, non più per mezzo di armi genetiche dirette. Questo pareva Loro eticamente più valido ed in fondo soddisfaceva anche la loro sete di sviluppo e affinamento della conoscenza. Fu così che venne studiato e creato l'agente catalizzatore per eccellenza; una volta introdotto nell'ecosistema generale si andava ad impiantare nel cervello di speci che presentavano compatibilità e ne guidava nei milioni di anni lo sviluppo; si trasferiva poi in speci derivate da quelle di primo impianto e a sua volta ne guidava l'evoluzione finché non si stabiliva nel pianeta una specie così progredita da essere in grado di mutare gli equilibri vitali del pianeta. L'intero processo doveva avvenire nell'arco di tempo di 100 - 150 milioni di anni. Un tempo rapidissimo se confrontato con quello di evoluzione dei Turockiani pari ad almeno un miliardo di anni. Il periodo doveva essere breve perché il livello tecnologico avanzato si doveva raggiungere prima che si fosse radicato nell'animo della specie dominante il naturale senso di rispetto del pianeta. Questo avrebbe causato secondo le teorie dei Turockiani un tale squilibrio nel pianeta con le conseguenze di un'estinzione di massa. Il pianeta era stato trovato però l'attuale forma di vita dominante non era compatibile con l'impianto dell'agente catalizzatore; migliaia di forme di rettili terrestri, acquatici e anche volatili di varie dimensioni fino a veri e propri mostri per gli esili Turockiani. C'erano in verità piccoli gruppi di mammiferi che presentavano caratteri di compatibilità con l'agente catalizzatore, ma essi erano veramente poco rappresentativi e l'impianto dell'agente non li avrebbe comunque mai portati a dominare, subordinati come erano ai grandi rettili. Bisognava prevedere l'estinzione dei rettili più rapidamente possibile ed ora finalmente il virus deputato alla loro scomparsa era pronto; il fatto che fosse ancora una volta necessario sopprimere interi ordini di esseri viventi in modo non eticamente accettato non rese facile la scelta ma i
tempi stringevano ed il sole si sarebbe spento tra soli 180.000.000 di anni secondo i calcoli. Se tutto avrebbe funzionato come previsto, rimaneva un incognita. Fu così che circa 135.000.000 di anni prima del primo viaggio spaziale dell'uomo la terra divenne il laboratorio cosmico dove venne avviato l'esperimento più ambizioso del popolo Turock. Venne inviata una gigantesca sonda Turock che portava il "virus mortale" per i grandi rettil e "l'agente catalizzatore per l'estinzione ". I Turock non immaginavano che milioni di anni dopo gli uomini avrebbero collegato, in fondo senza sbagliare troppo, l'estinzione dei Dinosauri con l'impatto della sonda.
3 - Terra 50.000.000 circa d.C.
Un grande successo! negli ultimi 180.000.000 di anni si è svolto il più grande esperimento di evoluzione suicida di tutti i tempi. Dopo l'estinzione di tutte le forme di vita causata dai grandi squilibri provocati dall'uomo, anch'esso ormai scomparso, i Turock hanno provveduto ad impiantare alcuni agenti ristabilizzanti accelerati che nel breve arco di una cinquantina di milioni di anni hanno ripristinato le condizioni di vita "di base" attuali, agendo su tutti i meccanismi biologici del pianeta; sono partite le operazioni di colonizzazione che termineranno fra una decina di migliaia di anni; i Turockiani avranno così trovato la diciannovesima nuova casa dall'inizio della loro storia. L'assicurazione della prosecuzione della specie non è più offuscata da stragi planetarie ma semplicemente da più morbide "evoluzioni involutive guidate" che si attuano non più in pochi brutali millenni ma bensì in millioni di anni attraverso i quali è possibile comunque assicurare alle specie indigene del pianeta prescelto una, seppure illusoria, crescita evolutiva magari mai raggiungibile senza l'apporto dei "catalizzatori".
4 - Terra 3192 d.C.
Gli ultimi uomini del pianeta ridotti ormai a vivere su isole biologiche artificiali, nel bel mezzo di un pianeta ormai morituro, passano impotenti i loro ultimi decenni con il senso di colpa di una razza che crede di essere stata la causa di tutti i mali per il natale corpo celeste.
Eh si, quello che alle porte del 21° secolo si temeva in termini di compromissione degli equilibri planetari sembra proprio avverarsi. Lo sviluppo tecnologico, insieme a quello demografico stanno modificando sempre più velocemente le condizioni sul pianeta. I paesi del terzo mondo non esistono più; su tutto il globo si sono estesi il livello sociale ed i modelli culturali equivalenti a quello che all'inizio del 21° secolo erano propri degli allora Stati Uniti D'America o dei paesi ricchi della vecchia Europa. La Globalizzazione ha ormai integrato il pianeta. La lingua ufficiale è una ed unica su tutta la terra, un miscuglio di Inglese, Spagnolo, Arabo, Cinese e quant'altro. Il benessere sembra ormai acquisito; la pace regna ormai da due secoli su tutto il pianeta. Il prezzo per tutto questo lo hanno pagato le migliaia di speci animali estinte progressivamente, sia per la veloce occupazione del territorio da parte dell'uomo, sia per l'altrettanto veloce tasso di variazione dell'habitat che la razza umana ha impresso. L'atmosfera non è più la stessa ormai ed i cambiamenti sono apprezzabili anche per intervalli di tempo di poche decine di anni. Gli stravolgimenti anche climatici sono sempre più devastanti; il pianeta cerca di riequilibrarsi automaticamente ma i mutamenti sono ormai troppo veloci per la capacità di risposta del sistema. Gli scienziati di tutto il mondo sanno da tempo che col passo attuale entro 4 secoli al massimo non ci potranno essere le condizioni minime per la conservazione della vita sul pianeta, tuttavia sanno anche benissimo che si è imboccata una via dalla quale non è possibile tornare indietro , sempre più stretta e senza possibilità di manovra e che condurrà inevitabilmente all'estinzione di massa, alla più grande di tutte quelle subite dalla terra, alla definitiva. Le esplorazioni spaziali di conseguenza hanno ricevuto un impulso notevole; ormai migliaia di gruppi di razza umana hanno abbandonato il pianeta a bordo di piccoli pianetini artificiali in viaggio nel cosmo nel tentativo di trovare un pianeta da colonizzare; le possibilità di successo stimate, in funzione dell'autonomia dei mezzi di trasporto, sono di 1 su 1322; ciò nonostante questi gruppi, composti per lo più da scienziati e loro familiari appunto, hanno deciso e decidono di imbarcarsi poiché sanno che la vita sulla terra non sarebbe consentita per più tempo di quanto non sarebbe possibile sopravvivere sui pianeti artificiali, 3 o 4 secoli appunto.
2 - Un pianeta da qualche parte - 135383426 a. C.
I Turockiani hanno anche loro capito che non ce ne sarà per molto sul pianeta; per loro la causa non sarà l'avvelenamento del pianeta, ma più semplicemente l'evoluzione naturale della loro Stella che entro 200.000.000 di anni avrà finito di trasformare tutto l'idrogeno in elio e allora si trasformerà in quella che in un futuro lontano su un'altro pianeta sarà chiamata "Gigante Rossa". Questo porterà alla inevitabile fine della vita sul pianeta. Quella Turockiana è una strana civiltà; il loro livello di avanzamento tecnologico è elevato; i viaggi spaziali attraverso galassie lontane anche milioni di anni luce, non impensieriscono più i Turockiani; non da quando hanno scoperto la possibilità di curvare lo spazio-tempo. Ma la vera punta di diamante dello scibile Turockiano sta nella Genetica; da milioni di anni ormai manipolano i geni a loro piacimento, riuscendo a creare forme di vita dalle più elementari alle più complesse, del regno animale e vegetale, dal batterio alla forma più complessa, tutto partendo da materiale genetico di qualsiasi natura. Le armi, con il potere distruttivo proprio di quelle di altre civiltà, non rientrano nell'immaginario più remoto dei Turock. Questo insieme al loro aspetto esile e vulnerabile, sembrebbe farne una delle razze più inoffensive dell'intero universo. Da alcuni millenni hanno nuovamente iniziato ad esplorare per mezzo di sonde, lo spazio in lungo e largo alla ricerca di pianeti ospitali su cui prendere a migrare prima dell'inevitabile fine. La loro esperienza di specie longeva ha insegnato che non è affatto facile colonizzare un pianeta promuovendo la coabitazione tra speci aliene; nei loro primi tentativi di colonizzazione pacifica, lontani ormai miliardi di anni, subirono perdite notevolissime; interi nuclei di "avanguardia per la colonizzazione" furono sterminati da speci autoctone, con un livello di sviluppo tecnologico vergognosamente inferiore. Specie aliene erano inevitabilemnte destinate a provare orrore a contatto con l'invasore e lo sterminio conseguente era destinato a incidere sul numero dei Turock vista le loro caratteristiche culturali e fisiologiche non propriamente definibili "d'attacco". Cominciarono a capire che la loro unica arma micidiale stava appunto nella Genetica, con l'uso della quale avrebbero potuto causare "estinzioni di massa" sui pianeti prescelti e della quale biologia avrebbero potuto studiare le basi, grazie alle sonde esploratrici; inserire poi nell'ecosistema virus studiati ad hoc per non poter essere contrastati dagli organismi del pianeta, causando così l'estinzione di massa. Una volta reso il pianeta inoffensivo e sopratutto morto, avrebbero potuto facilmente inserire altri organismi elementari che loro sapevano costituire i mattoni fondamentali per lo sviluppo della vita; dopo qualche milione di anni il pianeta sarebbe stato pronto e accogliente per la colonizzazione. Questa procedura, una volta accettata, fu messa in atto decine di volte per ognuno dei traslochi forzati a cui furono costretti i Turock nella loro lunga storia, perché si sa
che nessun pianeta è eterno e la capacità di imbrigliare la vita delle stelle non era la specialità Turock. Col passare dei miliardi di anni la loro tecnica di estinzione si era andata sempre più affinando e dai primi casi in cui si procedeva ad una sterilizzazione rapida dei pianeti, si era cominciato a sviluppare anche un certo senso di colpa; la loro indole in fondo pacifica era stata forgiata dal concetto "mors tua vita mea" ma per loro era inaccettabile dovere essere gli sterminatori di interi ecosistemi. Bisognava trovare un modo di giungere allo stesso punto senza dover intervenire così brutalmente, concedendo alle civiltà dei pianeti prescelti una fine più dolce. I pianeti si erano di volta in volta trasformati in laboratori cosmici nei quali i Turockiani seguivano per milioni di anni gli sviluppi e le conseguenze prodotte dall'introduzione di quelli che erano definiti "agenti catalizzatori per l'estinzione di massa". L'ambizione era divenuta quella di guidare l'evoluzione di un pianeta fino a un livello tale da causare l'estinzione della vita per mano delle stesse speci viventi del pianeta, non più per mezzo di armi genetiche dirette. Questo pareva Loro eticamente più valido ed in fondo soddisfaceva anche la loro sete di sviluppo e affinamento della conoscenza. Fu così che venne studiato e creato l'agente catalizzatore per eccellenza; una volta introdotto nell'ecosistema generale si andava ad impiantare nel cervello di speci che presentavano compatibilità e ne guidava nei milioni di anni lo sviluppo; si trasferiva poi in speci derivate da quelle di primo impianto e a sua volta ne guidava l'evoluzione finché non si stabiliva nel pianeta una specie così progredita da essere in grado di mutare gli equilibri vitali del pianeta. L'intero processo doveva avvenire nell'arco di tempo di 100 - 150 milioni di anni. Un tempo rapidissimo se confrontato con quello di evoluzione dei Turockiani pari ad almeno un miliardo di anni. Il periodo doveva essere breve perché il livello tecnologico avanzato si doveva raggiungere prima che si fosse radicato nell'animo della specie dominante il naturale senso di rispetto del pianeta. Questo avrebbe causato secondo le teorie dei Turockiani un tale squilibrio nel pianeta con le conseguenze di un'estinzione di massa. Il pianeta era stato trovato però l'attuale forma di vita dominante non era compatibile con l'impianto dell'agente catalizzatore; migliaia di forme di rettili terrestri, acquatici e anche volatili di varie dimensioni fino a veri e propri mostri per gli esili Turockiani. C'erano in verità piccoli gruppi di mammiferi che presentavano caratteri di compatibilità con l'agente catalizzatore, ma essi erano veramente poco rappresentativi e l'impianto dell'agente non li avrebbe comunque mai portati a dominare, subordinati come erano ai grandi rettili. Bisognava prevedere l'estinzione dei rettili più rapidamente possibile ed ora finalmente il virus deputato alla loro scomparsa era pronto; il fatto che fosse ancora una volta necessario sopprimere interi ordini di esseri viventi in modo non eticamente accettato non rese facile la scelta ma i
tempi stringevano ed il sole si sarebbe spento tra soli 180.000.000 di anni secondo i calcoli. Se tutto avrebbe funzionato come previsto, rimaneva un incognita. Fu così che circa 135.000.000 di anni prima del primo viaggio spaziale dell'uomo la terra divenne il laboratorio cosmico dove venne avviato l'esperimento più ambizioso del popolo Turock. Venne inviata una gigantesca sonda Turock che portava il "virus mortale" per i grandi rettil e "l'agente catalizzatore per l'estinzione ". I Turock non immaginavano che milioni di anni dopo gli uomini avrebbero collegato, in fondo senza sbagliare troppo, l'estinzione dei Dinosauri con l'impatto della sonda.
3 - Terra 50.000.000 circa d.C.
Un grande successo! negli ultimi 180.000.000 di anni si è svolto il più grande esperimento di evoluzione suicida di tutti i tempi. Dopo l'estinzione di tutte le forme di vita causata dai grandi squilibri provocati dall'uomo, anch'esso ormai scomparso, i Turock hanno provveduto ad impiantare alcuni agenti ristabilizzanti accelerati che nel breve arco di una cinquantina di milioni di anni hanno ripristinato le condizioni di vita "di base" attuali, agendo su tutti i meccanismi biologici del pianeta; sono partite le operazioni di colonizzazione che termineranno fra una decina di migliaia di anni; i Turockiani avranno così trovato la diciannovesima nuova casa dall'inizio della loro storia. L'assicurazione della prosecuzione della specie non è più offuscata da stragi planetarie ma semplicemente da più morbide "evoluzioni involutive guidate" che si attuano non più in pochi brutali millenni ma bensì in millioni di anni attraverso i quali è possibile comunque assicurare alle specie indigene del pianeta prescelto una, seppure illusoria, crescita evolutiva magari mai raggiungibile senza l'apporto dei "catalizzatori".
4 - Terra 3192 d.C.
Gli ultimi uomini del pianeta ridotti ormai a vivere su isole biologiche artificiali, nel bel mezzo di un pianeta ormai morituro, passano impotenti i loro ultimi decenni con il senso di colpa di una razza che crede di essere stata la causa di tutti i mali per il natale corpo celeste.
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